Zecchino d’Oro: il palcoscenico dell’infanzia italiana
Per chi è cresciuto tra gli anni '70, ’80 e ’90, lo Zecchino d’Oro non era solo un programma televisivo, era un rito familiare, un momento di dolcezza e tenerezza che univa generazioni davanti al televisore. Un coro di bambini, canzoni dai titoli buffi e un’atmosfera candida e genuina che sembrav...
Per chi è cresciuto tra gli anni '70, ’80 e ’90, lo Zecchino d’Oro non era solo un programma televisivo, era un rito familiare, un momento di dolcezza e tenerezza che univa generazioni davanti al televisore. Un coro di bambini, canzoni dai titoli buffi e un’atmosfera candida e genuina che sembrava resistere al passare del tempo.
Ideato nel 1959 da Cino Tortorella – il celebre Mago Zurlì – e trasmesso ogni anno da Rai 1, lo Zecchino si svolgeva in autunno, in diretta dall’Antoniano di Bologna, con i piccoli solisti selezionati da tutta Italia e accompagnati dal leggendario Piccolo Coro. Negli anni ’80 lo Zecchino d’Oro aveva un fascino tutto particolare: i colori pastello dello studio, la grafica semplice, le presentazioni educative e l’adorabile presenza di Mariele Ventre, la direttrice del coro, che con dolcezza guidava i bambini con uno sguardo rassicurante e autorevole.
Le canzoni entravano nelle case e nei cuori: Il caffè della Peppina, Popoff, Quel bulletto del carciofo, Il valzer del moscerino, ma anche brani meno noti che avevano una musicalità unica e testi spesso poetici. Ogni edizione era composta da circa 12 brani inediti, selezionati tra centinaia di proposte.
I piccoli interpreti, solitamente tra i 3 e i 10 anni, non venivano mai giudicati con voti, e non c’erano né lacrime né eliminazioni. Solo musica, sorrisi e tanta emozione.
Lo Zecchino rappresentava un’idea pura dell’infanzia, lontana dalle logiche dello show-business. Anche i temi erano sempre garbati ma mai banali: si parlava di amicizia, natura, solidarietà, sogni, paure e curiosità del mondo.
Negli anni ’90, il programma ha cercato di rinnovarsi pur restando fedele alla sua identità. Le trasmissioni erano spesso trasmesse in orario pomeridiano o nel weekend, verso le 16, diventando un momento fisso per le famiglie italiane.
Dopo la scomparsa di Mariele Ventre nel 1995, la guida del Piccolo Coro passò a Sabrina Simoni, sua allieva, che portò avanti con amore quella tradizione musicale. Lo Zecchino d’Oro non ha solo formato canterini in erba, ma ha contribuito a creare una memoria musicale comune, fatta di parole semplici e melodie indimenticabili.
E ancora oggi, quando risentiamo quei motivetti, un sorriso ci attraversa il viso, e torniamo a essere quei bambini seduti per terra davanti alla TV, con gli occhi spalancati.
Quello che non tutti sanno
Il nome “Zecchino d’Oro” deriva dall’antica moneta veneziana, lo zecchino, scelta per evocare l’idea di un premio simbolico e prezioso, ma non materiale. Inoltre, lo Zecchino è l’unico festival canoro al mondo in cui la giuria è composta esclusivamente da bambini, con l’obbligo di votare “tutti i brani, anche quelli che non ti piacciono”, come ricordava sempre Mariele Ventre.
E ancora: molte delle canzoni interpretate nei decenni sono state tradotte e cantate in oltre 40 lingue, trasformando lo Zecchino in un vero e proprio ponte tra le culture, con brani proposti anche da paesi come Giappone, Brasile e Russia.