Yogi Orso: il buongustaio dei picnic che ci ha fatto amare Jellystone
Yogi Orso e Bubu, protagonisti degli anni 80: le avventure a Jellystone Park, i cestini rubati e le risate che non tramontano mai.
Negli anni in cui i pomeriggi erano fatti di cartoni animati, merendine e divano, c’era una voce simpatica e furbetta che risuonava tra i boschi disegnati di uno dei parchi più famosi dei cartoon: Jellystone Park. Era quella di Yogi Orso (in originale Yogi Bear), uno dei personaggi più amati del mondo Hanna-Barbera.
Con il suo cappello verde, la cravatta sempre in ordine e l’inconfondibile modo di parlare, Yogi era il simbolo dell’orso “più furbo della media”. Yogi fece la sua prima apparizione nel 1958 come personaggio secondario nel cartone The Huckleberry Hound Show, ma divenne talmente popolare da guadagnarsi una serie tutta sua nel 1961: The Yogi Bear Show.
In Italia, il cartone arrivò inizialmente nei primi anni ’70, ma fu soprattutto negli anni ’80 che conquistò un’intera generazione grazie alla messa in onda su reti locali e poi su Italia 1, dove veniva spesso trasmesso all'interno di contenitori come Ciao Ciao o Bim Bum Bam. Ogni episodio era una piccola avventura nel parco Jellystone, dove Yogi escogitava sempre qualche nuovo piano per rubare i cestini da picnic dei campeggiatori.
Al suo fianco c’era sempre Bubu, l’orsetto educato e timido con il papillon, che rappresentava la voce della coscienza, spesso ignorata. In contrasto, l’irascibile Ranger Smith cercava di mantenere l’ordine nel parco, frustrato dalle continue trovate dell’orso.
Lo schema narrativo era semplice, ma irresistibile: Yogi non voleva far male a nessuno, voleva solo mangiare bene e vivere a modo suo. E questo, in fondo, lo rendeva così amato: era un ribelle bonario, uno spirito libero, che in fondo voleva solo un po’ di torta di mele e panini imbottiti.
La sua furbizia non era mai cattiva, ma ingenua e buffa, perfetta per il pubblico di bambini e genitori che ridevano insieme davanti alla TV. La grafica era quella classica Hanna-Barbera: sfondi ripetuti, animazioni essenziali ma piene di ritmo, e una colonna sonora fatta di orchestrine brillanti e suoni slapstick.
Ma ciò che rendeva unico Yogi era la sua personalità: parlava con un accento distintivo (ispirato all’attore Art Carney), ripeteva frasi come “Ehi Bubu, ho un’idea migliore!” e faceva sembrare ogni episodio una piccola fuga dalla realtà. Nel tempo, Yogi ha avuto anche speciali televisivi, un film d’animazione (Hey There, It's Yogi Bear!
nel 1964), un ritorno negli anni ’90 con nuove serie e perfino un film in live action nel 2010. Ma per chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90, il vero Yogi resta quello in VHS o trasmesso al pomeriggio, tra i cartoni del dopo scuola e il profumo delle fette di pane e Nutella.
Quello che non tutti sanno
Il nome “Yogi” è un riferimento diretto al famoso giocatore di baseball Yogi Berra, che però inizialmente non gradì l’omaggio e minacciò una causa per l’uso del nome senza autorizzazione. Inoltre, ogni episodio di The Yogi Bear Show veniva prodotto con un budget molto basso: per contenere i costi, Hanna-Barbera sviluppò una tecnica chiamata “limited animation”, dove solo alcune parti del corpo dei personaggi si muovevano.
Il parco Jellystone è ispirato al vero Yellowstone National Park, ma fu leggermente alterato nel nome per motivi di copyright. Infine, nel 1991 fu prodotto un episodio “educativo” mai trasmesso in Italia in cui Yogi spiegava ai bambini i danni provocati dall’inquinamento: un tentativo pionieristico di sensibilizzare i più piccoli all’ecologia.