Videogames anni '80: una rivoluzione tra pixel e record da battere

Negli anni ’80, tra una merenda con il Billy al cioccolato e un pomeriggio passato a guardare Bim Bum Bam, qualcosa di magico stava accadendo nelle sale giochi, nei bar e nelle prime camerette con computer a cassetta: stava nascendo una nuova era. Quella dei videogiochi, che avrebbero cambiato pe...

Videogames anni '80: una rivoluzione tra pixel e record da battere

Negli anni ’80, tra una merenda con il Billy al cioccolato e un pomeriggio passato a guardare Bim Bum Bam, qualcosa di magico stava accadendo nelle sale giochi, nei bar e nelle prime camerette con computer a cassetta: stava nascendo una nuova era. Quella dei videogiochi, che avrebbero cambiato per sempre il modo di divertirsi, socializzare e immaginare il futuro.

All’inizio, tutto partì con i cabinati arcade, vere e proprie astronavi verticali piazzate nei bar o nei luna park. Bastava una monetina da 200 lire per essere catapultati in un’altra dimensione: combattere alieni in Space Invaders (1978, ma arrivato in forze nei primi anni ’80), fuggire dai fantasmi con Pac-Man (1980), correre tra le curve di Out Run (1986) o scalare castelli in Donkey Kong (1981).

I videogiochi non erano solo un passatempo, erano sfide epiche, dove bastava un joystick e due pulsanti per sentirsi eroi. Ma il vero boom arrivò quando il videogioco entrò nelle case.

I primi sistemi domestici, come Atari 2600, Commodore 64, MSX, Amiga e Nintendo NES, permisero a intere generazioni di giocare giorno e notte, senza più bisogno di gettoni. Le cassette dovevi riavvolgerle, i giochi impiegavano minuti per caricare, ma l’attesa era parte del rito.

Titoli come Bubble Bobble, Giana Sisters, Ghosts ’n Goblins, Turrican, International Soccer o Zanac erano molto più che semplici giochi: erano universi paralleli. La grafica era pixelosa, la musica a 8 bit, ma l’immaginazione volava altissimo.

E se oggi i salvataggi sono la normalità, negli anni ’80 bisognava ricominciare tutto da capo, ogni volta. In Italia, il videogioco era anche un’esperienza sociale: ci si ritrovava nei bar con gli amici a sfidarsi su Street Fighter o Double Dragon, o si passavano interi pomeriggi nelle camerette a provare trucchi e a copiare codici da riviste come Zzap!

o K. L’estetica degli anni ’80 influenzò i videogiochi e viceversa: colori fluo, musiche elettroniche, eroi muscolosi o robotici, atmosfere da film di fantascienza o horror.

Il joystick diventò il nuovo pallone da calcio per milioni di ragazzi.

Quello che non tutti sanno

Il primo videogioco della storia a essere “doppiato” in italiano fu Ghostbusters per Commodore 64, dove una voce digitalizzata pronunciava “Ghostbusters!” all’avvio: un miracolo tecnico per l’epoca. Inoltre, in Italia, la diffusione di computer come il Commodore 64 fu tale che nel 1986 vennero organizzati veri e propri tornei scolastici di “basic programming” e “giochi a punteggio”.

E c’è di più: alcune versioni italiane dei giochi venivano modificate dai pirati dell’epoca con scritte tipo “Ciao da Pino!” nei titoli iniziali, rendendole oggi pezzi da collezione rarissimi. Infine, Pac-Man fu il primo videogioco della storia a ispirare una canzone pop (Pac-Man Fever, 1981), che entrò persino nella Top 10 americana.