VHS, timer e post-it: quando bastava un nastro per fermare il tempo

Negli anni ’90, prima dello streaming, del digitale terrestre e dei mille canali on demand, registrare una trasmissione era un gesto d’amore. Perché la TV aveva orari precisi, e se volevi rivedere una puntata di “Beverly Hills 90210” o non perdere il film del mercoledì su Italia 1, dovevi essere ...

VHS, timer e post-it: quando bastava un nastro per fermare il tempo

Negli anni ’90, prima dello streaming, del digitale terrestre e dei mille canali on demand, registrare una trasmissione era un gesto d’amore. Perché la TV aveva orari precisi, e se volevi rivedere una puntata di “Beverly Hills 90210” o non perdere il film del mercoledì su Italia 1, dovevi essere pronto.

Così, il videoregistratore diventava il nostro alleato silenzioso. Bastava un nastro vergine, un telecomando, un orologio puntato al secondo e... il timer.

Quanti di noi ricordano l’ansia di impostare tutto correttamente? Se sbagliavi anche solo un minuto, ti perdevi l’inizio o la fine.

E così spuntavano i famosi post-it gialli: “NON TOCCARE”, “STO REGISTRANDO”, “NON APRIRE IL CASSETTO”. Era un linguaggio familiare, scritto in stampatello, piazzato sopra al videoregistratore come avviso sacro a genitori, fratelli e sorelle.

Perché se qualcuno cambiava canale, mandava tutto all’aria. Le cassette VHS erano preziose.

Ogni famiglia ne aveva una collezione: alcune etichettate con cura (“Film d’azione”, “Cartoni per la cugina”, “Telefilm da finire”), altre con il contenuto scritto a penna direttamente sulla plastica. Quando una registrazione riusciva bene, diventava patrimonio di casa.

Rivederla insieme la domenica pomeriggio, avanti veloce durante la pubblicità, diventava un momento speciale. Ma la tecnologia non era perfetta.

Bastava dimenticare di premere “SP” o “LP” (la qualità o la durata) e metà film finiva troncato. E se la VHS era stata già usata troppe volte, si rischiava di vedere le immagini distorte, con le linee che ballavano sullo schermo.

Ogni nastro aveva una vita propria: si poteva “smagnetizzare”, “inceppare”, oppure essere misteriosamente “cancellato da qualcuno”. Il momento più delicato?

Quando volevi rivedere una puntata e scoprivi che qualcuno aveva registrato sopra con il TG della sera. Una tragedia.

Eppure, tutto questo faceva parte della magia: la TV non si possedeva, si catturava. Con astuzia, attenzione e… una buona scorta di post-it.

Quello che non tutti sanno

I videoregistratori più avanzati degli anni ’90 permettevano la programmazione settimanale, e alcuni modelli dotati di sistema VPS (Video Programming System) potevano “seguire” i cambi di orario delle trasmissioni, adattando la registrazione se il programma iniziava in ritardo. In Italia, il primo decoder VPS fu commercializzato nel 1993.

Le VHS avevano una durata standard di 180 minuti (E-180), ma si potevano estendere fino a 360 minuti in modalità LP. Inoltre, nei palinsesti delle riviste TV – come Sorrisi e Canzoni – comparivano appositi simboli accanto ai programmi registrabili, e nelle edicole si vendevano etichette adesive e custodie trasparenti proprio per organizzare le collezioni di videocassette domestiche.