Van Halen: la rivoluzione chitarristica dall'America agli anni '80 italiani
Dalla California degli anni '70 alle radio italiane degli anni '80, i Van Halen rappresentarono una vera e propria rivoluzione musicale. I fratelli Eddie e Alex Van Halen, emigrati dai Paesi Bassi a Pasadena nel 1962, trasformarono per sempre il concetto di hard rock, creando un suono inedito che...
Dalla California degli anni '70 alle radio italiane degli anni '80, i Van Halen rappresentarono una vera e propria rivoluzione musicale. I fratelli Eddie e Alex Van Halen, emigrati dai Paesi Bassi a Pasadena nel 1962, trasformarono per sempre il concetto di hard rock, creando un suono inedito che mescolava tecnica virtuosistica e melodie irresistibili.
La loro musica divenne la colonna sonora di un'epoca dorata, facendo ballare e sognare milioni di giovani in tutto il mondo, Italia compresa. Il loro album di debutto del 1978, semplicemente intitolato "Van Halen", arrivò come un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale internazionale.
In un periodo dominato dalla disco music e dal punk, il sound sgargiante e potente della band californiana propose qualcosa di completamente nuovo. Il brano "Eruption" divenne immediatamente un manifesto della tecnica chitarristica di Eddie Van Halen, con quel tapping a due mani che avrebbe influenzato generazioni di musicisti.
Dieci milioni di copie vendute certificarono che il mondo della musica aveva trovato i suoi nuovi eroi. In Italia, i Van Halen conquistarono immediatamente il pubblico rock.
Le loro canzoni iniziarono a risuonare nelle discoteche, nei pub e alle feste studentesche. "Running With The Devil" e "Dance The Night Away" divennero inni di libertà per una generazione che cresceva tra il boom economico e i primi videoclip musicali. La tecnica rivoluzionaria di Eddie Van Halen, autodidatta che non sapeva nemmeno leggere la musica, affascinava i giovani chitarristi italiani che cercavano di imitare i suoi assoli impossibili.
Il 1984 segnò l'apice del successo mondiale con l'album omonimo e soprattutto con "Jump", il singolo che cambiò tutto. Pubblicato il 21 dicembre 1983, "Jump" rappresentò una svolta epocale: per la prima volta in una canzone rock, il sintetizzatore diventava protagonista assoluto.
Eddie Van Halen suonava un Oberheim OB-Xa creando quella melodia ipnotica che ancora oggi ci fa venire voglia di saltare appena sentiamo le prime note. Il brano volò al primo posto delle classifiche americane e italiane, diventando l'unica numero uno della storia della band.
Il videoclip di "Jump", girato con budget limitato su pellicola da 8 millimetri, divenne un punto di riferimento per MTV e per tutte le emittenti musicali dell'epoca. Il famoso salto al rallentatore di David Lee Roth entrò nell'immaginario collettivo degli anni '80, ispirando centinaia di imitazioni.
In Italia, il video andava in rotazione continua sui nascenti canali musicali, contribuendo a diffondere l'immagine di una band che incarnava perfettamente lo spirito spensierato e colorato del decennio. Ma "Jump" creò anche tensioni interne alla band.
David Lee Roth, il carismatico frontman, temeva che l'uso dei sintetizzatori allontanasse i Van Halen dalle loro radici hard rock. Le discussioni tra lui ed Eddie Van Halen si intensificarono, culminando nell'abbandono di Roth nel 1985.
Era la fine di un'era, quella del "Diamond Dave" saltellante e provocatorio che aveva contribuito a rendere i Van Halen una delle band più spettacolari da vedere dal vivo. L'arrivo di Sammy Hagar nel 1985 aprì un nuovo capitolo della storia della band.
Il primo album con il nuovo cantante, "5150" del 1986, raggiunge la prima posizione delle classifiche americane e riscuote grande successo anche in Italia. Brani come "Why Can't This Be Love" e "Dreams" mostravano un lato più melodico e radiofonico dei Van Halen, perfetto per le radio FM che stavano nascendo nel nostro Paese.
La voce potente di Hagar si sposava perfettamente con le chitarre di Eddie, creando un sound più maturo ma sempre energico. Gli anni '90 videro i Van Halen consolidare il loro successo con album come "For Unlawful Carnal Knowledge" del 1991, che valse loro un Grammy Award per la miglior interpretazione hard rock.
Il videoclip di "Right Now" vinse l'MTV Video Music Award, confermando la band tra i protagonisti assoluti dell'era dei videoclip. In Italia, le loro canzoni continuavano a essere trasmesse dalle radio e a riempire i palazzetti durante le tournée europee.
La tecnica chitarristica di Eddie Van Halen rivoluzionò letteralmente il modo di suonare la chitarra elettrica. Il suo tapping, i suoi effetti innovativi e la sua capacità di imitare suoni di macchine e animali ispirarono migliaia di chitarristi in tutto il mondo.
Perfino Michael Jackson lo volle nel 1983 per l'assolo di "Beat It", dimostrando come il talento di Eddie trascendesse i confini del rock. I Van Halen non erano solo musica, ma rappresentavano un'intera filosofia di vita.
Incarnavano il sogno americano degli anni '80: successo, divertimento, eccesso controllato e una positività contagiosa che contrastava con il pessimismo del decennio precedente. La loro immagine da "bravi ragazzi della porta accanto" diventati supereroi del rock parlava a una generazione che credeva ancora nei sogni e nelle possibilità infinite.
In Italia, i Van Halen lasciarono un'impronta indelebile sulla cultura musicale. Influenzarono band locali, ispirarono chitarristi e contribuirono a diffondere la cultura del rock spettacolare e tecnicamente perfetto.
Le loro canzoni accompagnarono feste, amori estivi e momenti di spensieratezza di un'intera generazione che oggi, sentendo le prime note di "Jump" o "Panama", torna immediatamente a quegli anni dorati.
Quello che non tutti sanno
Eddie Van Halen costruiva personalmente le sue chitarre, modificandole per ottenere il suono desiderato. La sua famosa Frankenstrat era assemblata con parti di diverse chitarre e dipinta con motivi zebrati diventati iconici.
Il riff di "Jump" fu composto da Eddie già nel 1981, ma David Lee Roth si rifiutò di scriverci sopra un testo per due anni, considerandolo troppo "pop". La band detiene il record del Guinness dei Primati per l'esibizione più pagata della storia: 1,5 milioni di dollari per 90 minuti all'US Festival del 1983.
Eddie Van Halen non sapeva leggere la musica e imparava tutto a orecchio, dichiarando in un'intervista: "Non so nulla di scale o teorie musicali". Il sintetizzatore usato in "Jump", l'Oberheim OB-Xa, costava all'epoca circa 5.000 dollari, una cifra enorme per i primi anni '80.