U2: la voce ribelle degli anni ’80 che ci ha fatto pensare
Negli anni ’80, in un’epoca segnata da profondi cambiamenti politici, sociali e culturali, esplose una band destinata a lasciare un’impronta indelebile nel cuore di milioni di giovani: gli U2. Nati a Dublino nel 1976, fu però il decennio successivo a consacrarli nel panorama mondiale, portando la loro musica nelle radio, nelle camere e nei sogni di un’intera generazione. Il volto e l’anima del gruppo era Bono, carismatico frontman dagli occhi nascosti dietro gli iconici occhiali scuri. Con la sua voce ruvida e carica d’emozione, cantava di amore e spiritualità, ma anche di giustizia sociale, guerra, disuguaglianza. Accanto a lui, il suono inconfondibile della chitarra di The Edge, minimale ma tagliente, quasi spirituale. Il gruppo era completato da Adam Clayton al basso e Larry Mullen Jr. alla batteria: quattro ragazzi che avevano qualcosa da dire, e che lo facevano con un’urgenza sincera. Nel 1983 esce War, un album potente, segnato da brani come “Sunday Bloody Sunday”, che denunciava con forza il conflitto nordirlandese. Un pezzo che scosse le coscienze e dimostrò che la musica poteva essere anche impegno. Con The Unforgettable Fire (1984) il suono degli U2 si fece più etereo, più sperimentale, e aprì la strada al capolavoro che arrivò due anni dopo. Il 9 marzo 1987 uscì The Joshua Tree, l’album che li trasformò in superstar globali. Con canzoni come “With or Without You”, “Where the Streets Have No Name” e “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, gli U2 raccontavano il deserto, l’America, la ricerca di senso e libertà. Un disco che si ascoltava in loop, con le cuffiette del Walkman, guardando il cielo dal finestrino di un pullman o con la testa affondata nel cuscino. Il tour mondiale che seguì l’uscita del disco fu leggendario. I concerti degli U2 non erano solo show: erano liturgie collettive, esperienze emotive che univano le masse. In Italia arrivarono il 6 maggio 1987 a Modena e poi il 27 maggio a Roma: due eventi epocali, che segnarono per sempre chi c’era. A fine decennio, nel 1988, pubblicarono Rattle and Hum, un progetto tra album e documentario che esplorava le radici della musica americana. Fu il simbolo di una band che, pur all’apice del successo, non smetteva di cercare e mettersi in discussione. Gli U2 degli anni ’80 erano molto più di una band: erano la colonna sonora di chi voleva cambiare il mondo, anche solo dentro sé stesso. Quello che non tutti sanno Durante il leggendario tour di The Joshua Tree, gli U2 improvvisarono un concerto a sorpresa sul tetto di un negozio di liquori a Los Angeles, il 27 marzo 1987, per girare il videoclip di “Where the Streets Have No Name”. Il traffico andò in tilt e la polizia dovette interrompere tutto dopo pochi minuti. Ma la performance rimase nella storia, ispirata direttamente al celebre rooftop dei Beatles. Inoltre, la registrazione di “With or Without You” fu salvata da una decisione impulsiva: Bono voleva scartarla perché la trovava troppo “semplice”, ma fu The Edge a insistere per completarla. Quel brano divenne il primo numero uno degli U2 negli Stati Uniti.