Toto Cutugno: è suo il secondo inno degli italiani

"Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un italiano..." Quante volte abbiamo sentito risuonare queste parole, cantate a squarciagola nei karaoke, fischiettate per strada o intoniate durante le partite della Nazionale? Era il 5 febbraio 1983 quando dal palco dell'Ari...

Toto Cutugno: è suo il secondo inno degli italiani

"Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un italiano..." Quante volte abbiamo sentito risuonare queste parole, cantate a squarciagola nei karaoke, fischiettate per strada o intoniate durante le partite della Nazionale? Era il 5 febbraio 1983 quando dal palco dell'Ariston un uomo dal sorriso contagioso e dalla chitarra sempre in mano regalò agli italiani quello che sarebbe diventato il loro secondo inno non ufficiale.

Toto Cutugno, all'anagrafe Salvatore, nato a Fosdinovo in provincia di Massa-Carrara il 7 luglio 1943, quel giorno si classificò solo quinto al Festival di Sanremo. Ma vinse qualcosa di molto più importante: il cuore degli italiani e, negli anni a seguire, quello del mondo intero. "L'Italiano" trionfò nella classifica sperimentale del Totip "Cantanti & vincenti", il voto popolare che premiava il gradimento del pubblico da casa.

La canzone aveva una storia particolare: scritta nel novembre 1981, era stata inizialmente pensata per Adriano Celentano, che però la rifiutò. Fu Gianni Ravera, patron del Festival, a convincere Cutugno a cantarla personalmente.

Una scelta che cambiò per sempre la sua vita. Quella sera del 1983, mentre in sala si scatenavano ovazioni e piovevano fiori sul palco, nasceva una leggenda.

Il brano raccontava l'Italia degli anni '80 con uno spaccato ironico e affettuoso: "Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente", riferendosi a Sandro Pertini, il presidente più amato della Repubblica. C'erano l'autoradio sempre nella mano destra, le canzoni d'amore, "più donne e sempre meno suore", e quel senso di appartenenza che univa da Nord a Sud un popolo fiero delle proprie radici.

Ma Toto Cutugno non era solo "L'Italiano". La sua carriera iniziò negli anni '60 come batterista dei "Toto e i Tati", per poi approdare al successo con gli Albatros al Festival di Sanremo 1976 con "Volo AZ504", classificandosi terzo.

Il primo trionfo da solista arrivò nel 1980 con "Solo noi", che gli regalò la vittoria all'Ariston. Come autore, regalò successi immortali ad Adriano Celentano: "Soli" dominò le classifiche per mesi nel 1979, e l'intero album "Il tempo se ne va" del 1981 portava la sua firma.

Scrisse anche per i Ricchi e Poveri, Peppino Di Capri, Franco Califano, dimostrando una versatilità creativa straordinaria. Il 4 maggio 1990 a Zagabria, Cutugno regalò all'Italia l'ultima vittoria all'Eurovision Song Contest prima dei Maneskin con "Insieme: 1992", un brano che celebrava l'unificazione europea.

Era il primo cantante nella storia del concorso a vincere con una canzone di cui era autore, compositore e interprete.

Quello che non tutti sanno

Toto Cutugno detiene il record di partecipazioni al Festival di Sanremo con 15 presenze, condiviso con Al Bano, Peppino di Capri, Milva e Anna Oxa. Nel 1983, anno de "L'Italiano", fu uno dei soli cinque artisti a esibirsi dal vivo mentre tutti gli altri cantavano in playback, insieme a Gianni Morandi, Fiordaliso, Gianni Nazzaro e Amii Stewart.

La canzone è stata tradotta in oltre 50 lingue, dal finlandese al cinese mandarino, dall'arabo al vietnamita, vendendo complessivamente oltre 100 milioni di copie. Nel 2015 Cutugno incise personalmente una versione in cinese come promo del programma "Italiani made in China" su Real Time.

Adriano Celentano, dopo la morte di Cutugno, confessò di aver rifiutato "L'Italiano" perché gli sembrava "di volersi innalzare" pronunciando la frase "sono un italiano vero", definendo la sua scelta "una cazzata mondiale". La canzone divenne un vero inno patriottico nell'Est Europa e in Russia, tanto che nel 2019 l'Ucraina chiese di inserire Cutugno nella lista delle persone non gradite per le sue presunte simpatie filorusse.

Nel 2013, al Festival di Sanremo, si esibì con il Coro dell'Armata Rossa, creando un momento storico della televisione italiana.