Topolino: ogni mercoledì l'inizio di un nuovo viaggio
Ogni mercoledì era un piccolo giorno di festa. Bastava una passeggiata in edicola, una moneta da 1.500 lire stretta in mano e l’attesa si scioglieva in un’esplosione di colori, avventure e personaggi indimenticabili. Il protagonista era uno solo: Topolino, il settimanale a fumetti che per generaz...
Ogni mercoledì era un piccolo giorno di festa. Bastava una passeggiata in edicola, una moneta da 1.500 lire stretta in mano e l’attesa si scioglieva in un’esplosione di colori, avventure e personaggi indimenticabili.
Il protagonista era uno solo: Topolino, il settimanale a fumetti che per generazioni ha rappresentato un rito d’iniziazione alla lettura, alla fantasia, alla curiosità. Uscito per la prima volta in Italia nel 1932 in versione giornale, Topolino trovò il suo formato "libretto" nel 1949, quando la Mondadori lanciò il celebre numero 1 con la storia "Topolino e il cobra bianco".
Da lì, iniziò una lunga, inarrestabile corsa verso il cuore dei bambini italiani. Negli anni '80 e '90, Topolino era molto più di una rivista: era un passaporto per mondi paralleli, un compagno di viaggio sotto l'ombrellone, sul treno per la gita scolastica o sotto le coperte con la torcia accesa.
Le storie erano infinite: Topolino detective, Zio Paperone e il deposito, Paperino e la sfortuna cosmica, Pippo & Indiana Pipps, Paperinik… E ogni volta sembrava di entrare in un universo fatto di inseguimenti, misteri, battute, ironia, con un linguaggio mai banale, ma sempre comprensibile. Chi leggeva Topolino imparava nuove parole, faceva viaggi tra le città immaginarie di Paperopoli e Topolinia, e assorbiva valori come la lealtà, l'intelligenza, il coraggio, la perseveranza.
Negli anni '80 e '90, la qualità delle storie italiane era al suo apice: sceneggiatori come Guido Martina, Giorgio Pezzin, Rodolfo Cimino, Tito Faraci, e disegnatori come Giovan Battista Carpi, Cavazzano, Massimo De Vita e Marco Rota regalarono al pubblico storie indimenticabili, spesso ispirate alla letteratura classica, alla fantascienza, alla mitologia. Topolino era un laboratorio culturale vero e proprio.
Ma c'era anche il gusto del collezionismo: le serie a puntate, i regali allegati (come le bustine con le figurine, i mini giochi da tavolo, i segnalibri magnetici), le copertine numerate, il desiderio di non perdere nemmeno un numero. Molti bambini imparavano a leggere con Topolino, e alcuni lo leggevano con il papà o la nonna, condividendo un momento intimo e prezioso.
Il mercoledì pomeriggio diventava l'appuntamento più atteso. Nei numeri speciali natalizi, estivi o scolastici, le storie diventavano ancora più magiche.
Le uscite double-face (una volta l'anno con Paperino in copertina che si girava con Topolino), le edizioni da 200 pagine, le raccolte mensili… erano pezzi da conservare con cura. Nel tempo, Topolino è cambiato, è passato di editore in editore – da Mondadori a Disney Italia fino a Panini Comics – ma ha sempre mantenuto la sua identità: quella di una lettura onesta, mai urlata, capace di parlare ai bambini senza infantilizzarli.
Quello che non tutti sanno
Negli anni '80, Topolino raggiunse una tiratura record: oltre 600.000 copie settimanali, rendendolo uno dei periodici più letti in Italia, anche tra gli adulti. Alcune storie erano veri capolavori culturali: "L'inferno di Paperino" (ispirato alla Divina Commedia), "I Promessi Paperi" (dal Manzoni), e "La storia d'Italia a fumetti".
Il numero 1000, uscito nel 1975, fu venduto anche in edizione dorata da collezione. Oggi, il numero più ricercato dai collezionisti è il Topolino libretto n.1 del 1949, che può valere migliaia di euro.
Nel 1996 fu lanciato il primo Topolino digitale su CD-ROM, un esperimento pionieristico. Infine, il personaggio di Paperinik – oggi noto come PK – nacque nel 1969 da un'idea tutta italiana ed è considerato uno dei primi supereroi made in Italy.