Top Gun: Ray-Ban, adrenalina e quella voglia di spiccare il volo
Nel 1986, un film scese sulla pista del cinema internazionale come un jet in picchiata: rumoroso, audace, emozionante. Top Gun non fu solo un successo commerciale. Fu una dichiarazione d’intenti. Con le sue sequenze mozzafiato, le camicie bianche aperte sul petto, gli occhiali Ray-Ban e il rombo ...
Nel 1986, un film scese sulla pista del cinema internazionale come un jet in picchiata: rumoroso, audace, emozionante. Top Gun non fu solo un successo commerciale.
Fu una dichiarazione d’intenti. Con le sue sequenze mozzafiato, le camicie bianche aperte sul petto, gli occhiali Ray-Ban e il rombo degli F-14 Tomcat, questo film divenne il simbolo stesso di un decennio che credeva nella velocità, nella competizione e nel fascino dell’eroe solitario.
Diretto da Tony Scott e prodotto dalla coppia d’oro Jerry Bruckheimer–Don Simpson, Top Gun arrivò nei cinema americani il 16 maggio 1986 e in Italia il 3 ottobre dello stesso anno. Fu un'esplosione: la storia del giovane e arrogante pilota Pete "Maverick" Mitchell, ammesso alla prestigiosa scuola per aviatori d’élite della Marina statunitense, fece breccia nel cuore di milioni di spettatori.
Maverick è spericolato, insicuro, carismatico, tormentato dal ricordo del padre morto in missione. È il classico eroe anni ’80: sicuro fuori, vulnerabile dentro.
Al suo fianco, l’amico Goose – spalla comica e tragica al tempo stesso – e l’istruttore rivale Iceman, freddo e perfetto, interpretato da un giovane Val Kilmer. E poi c’è lei: Charlotte "Charlie" Blackwood, la civetta bionda con il caschetto e i tacchi, interpretata da Kelly McGillis.
Il loro amore proibito – lui militare, lei superiore – ha fatto sognare un’intera generazione, sulle note sensuali di Take My Breath Away dei Berlin, vincitrice dell’Oscar come miglior canzone. Ma Top Gun non era solo una storia romantica.
Era soprattutto uno spettacolo visivo e sonoro. Le scene in volo furono girate con una precisione maniacale, utilizzando veri jet e vere manovre aeree, grazie alla collaborazione della US Navy.
La sensazione di essere in cabina, con il respiro affannato e il cielo capovolto, era così forte che il pubblico si aggrappava letteralmente alle poltrone. Nessun altro film, fino a quel momento, aveva mai reso così realistico il volo.
E poi c’era lui: Tom Cruise. A 24 anni, con un sorriso da sfida e un fisico scolpito, conquistò il mondo.
La sua corsa in moto affiancata agli aerei, il suo modo di cantare You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ al bar per conquistare Charlie, la sua lotta interiore dopo la morte di Goose… ogni scena divenne iconica. Top Gun non lanciò solo Cruise: creò un immaginario.
Una moda. Un modo di essere.
In Italia il film fu un successo straordinario: riempì le sale, fu replicato infinite volte in TV, ispirò collezioni di giacche in pelle, occhiali aviator e poster appesi nelle camerette. Ancora oggi, il nome “Top Gun” viene usato per descrivere il meglio in ogni ambito.
Perché quel film insegnava che, anche quando perdi tutto, puoi tornare in volo. E vincere.
Quello che non tutti sanno
La US Navy ricevette un incremento di arruolamenti del 500% nelle settimane successive all’uscita del film, tanto che fu installato un vero stand per arruolarsi nei cinema statunitensi. La famosa scena della partita di beach volley fu girata all’ultimo momento, quando la produzione si accorse che mancava una scena puramente estetica: fu realizzata in mezza giornata, e Tom Cruise chiese di rigirarla perché non era abbastanza abbronzato.
Il brano Danger Zone di Kenny Loggins fu scelto dopo che Bryan Adams rifiutò di partecipare per motivi ideologici. Il vero Top Gun – la scuola di volo avanzato della Marina – esiste davvero, ma dopo il film vietò agli studenti di citare battute della pellicola durante le lezioni.
Inoltre, Charlie Blackwood è ispirata a una donna reale: Christine Fox, consulente della Difesa americana, che divenne successivamente vicesegretario alla Difesa, la donna di grado più alto mai raggiunto nel Pentagono.