Televendite: quando la TV vendeva sogni a rate

Negli anni ’80 e ’90, tra un telefilm americano e un cartone animato giapponese, c’era uno spazio che sembrava uscire da un altro mondo: quello delle televendite. In onda spesso al mattino, all’ora di pranzo o nel cuore della notte, erano molto più che semplici spot: erano veri e propri spettacol...

Televendite: quando la TV vendeva sogni a rate

Negli anni ’80 e ’90, tra un telefilm americano e un cartone animato giapponese, c’era uno spazio che sembrava uscire da un altro mondo: quello delle televendite. In onda spesso al mattino, all’ora di pranzo o nel cuore della notte, erano molto più che semplici spot: erano veri e propri spettacoli televisivi.

Condotti da personaggi carismatici e instancabili, proponevano pentole indistruttibili, materassi miracolosi, enciclopedie imperdibili, gioielli luccicanti e – come dimenticarli – quei costosissimi servizi di piatti in porcellana “regalati” in cambio di una telefonata. Le emittenti locali, ma anche grandi reti come Rete 4, TMC o Canale 5, aprivano ampi spazi alle televendite, spesso condotte in diretta o con pochissimo montaggio.

I protagonisti erano venditori esperti, dotati di una parlantina irresistibile: tra i più celebri, Roberto Da Crema, detto "Il Baffo", che urlava davanti alle telecamere con una verve travolgente, e Vanna Marchi, che con i suoi “alè alè alè” e i numeri urlati a squarciagola, incantava (e ipnotizzava) il pubblico da casa. Il format era sempre lo stesso: inquadratura fissa, prodotto sul tavolo, un presentatore entusiasta e una voce fuori campo che faceva da spalla.

Il climax arrivava con l’offerta “imperdibile”: “Attenzione signora mia, solo per oggi, solo per lei, a soli 199.000 lire… con pagamento in comode rate da 29.900!”. E alla fine, il numero da chiamare, in sovrimpressione lampeggiante, pronto a ricevere l'assalto dei telefoni fissi di tutta Italia.

Le televendite erano un fenomeno popolare, casalingo, familiare. Entravano nelle cucine e nei salotti con una credibilità che sfidava ogni logica.

Più che vendere oggetti, vendevano illusione, sicurezza, felicità domestica. Bastava comprare quella batteria di pentole per sentirsi già cuochi provetti.

Bastava quella crema miracolosa per dire addio alle rughe. E non dimentichiamo i materassi ortopedici con rete elettrica incorporata, simbolo del benessere moderno.

Con l’arrivo delle carte di credito, degli shop online e delle televendite digitali, quel mondo ha cambiato forma. Ma l’eco di quelle trasmissioni resta forte.

Per molti bambini, erano l’intervallo tra un cartone e l’altro; per molti adulti, un momento di compagnia nel silenzio delle giornate.

Quello che non tutti sanno

Le prime televendite italiane risalgono al 1983 e furono trasmesse su reti locali, ma solo nel 1984 Mediaset (allora Fininvest) le portò su scala nazionale. Roberto Da Crema, soprannominato “Il Baffo” per i suoi inconfondibili baffoni e la sua voce tonante, arrivò a guadagnare cifre milionarie ed ebbe anche un disco inciso con il tormentone “Affare fatto!”.

Le telefonate delle televendite venivano smistate da veri call center notturni, spesso gestiti da operatori improvvisati in magazzini e appartamenti. E curiosità nella curiosità: il termine “telepromozione” è giuridicamente diverso da “pubblicità” e proprio grazie a questa distinzione le reti potevano trasmettere ore di vendite senza infrangere i limiti pubblicitari imposti dalla legge.