Tatuaggi trasferelli delle bubble gum: eroi sulla pelle per un giorno
Negli anni '80 e primi '90, comprare una gomma da masticare non significava solo godersi il sapore dolce e la morbidezza della bubble gum. Significava sperare, ogni volta, di trovare all'interno della confezione il tatuaggio trasferello più raro, quello che i tuoi amici non avevano ancora. Le bub...
Negli anni '80 e primi '90, comprare una gomma da masticare non significava solo godersi il sapore dolce e la morbidezza della bubble gum. Significava sperare, ogni volta, di trovare all'interno della confezione il tatuaggio trasferello più raro, quello che i tuoi amici non avevano ancora.
Le bubble gum Elah, Big Babol e altre marche nascondevano piccoli tesori di carta velina: tatuaggi temporanei da applicare sulla pelle con un gesto quasi magico. Bastava scegliere il punto giusto – braccio, mano, caviglia – inumidire leggermente la carta con acqua o saliva, premere per qualche secondo e poi sollevare delicatamente il foglietto.
Come per incanto, l'immagine si trasferiva sulla pelle, trasformandoti per qualche giorno nel personaggio dei tuoi sogni. Actarus di Goldrake, Mazinga, Jeeg, ma anche personaggi Disney, automobili sportive, teschi rock e cuori romantici: ogni tatuaggio raccontava una passione, un'appartenenza, un'identità temporanea.
La collezione era un rito sociale. I bambini si incontravano a scuola, in cortile, al parco e mostravano orgogliosi i loro tatuaggi.
Si scambiavano i doppioni come figurine, si facevano battaglie per accaparrarsi i più rari. Chi aveva Actarus completo di armatura era un re, chi sfoggiava il logo dei Kiss o dei Guns N' Roses sembrava improvvisamente più grande, più ribelle.
I tatuaggi diventavano linguaggio: dicevano chi eri, cosa amavi, a quale tribù appartenevi. Le mamme non sempre approvavano.
Vedere il proprio figlio con un teschio sulla mano o un demone sul braccio poteva generare qualche preoccupazione. Ma la natura temporanea del tatuaggio rassicurava: dopo qualche giorno di lavaggi, sfregamenti e sudore, l'immagine iniziava a sbiadire, a sfaldarsi, fino a sparire completamente.
Quella caducità, però, era anche parte del fascino: il tatuaggio trasferello era prezioso proprio perché effimero, come l'infanzia stessa. Le bubble gum Elah furono tra le più amate per i loro tatuaggi.
Le confezioni colorate, il chewing gum morbido e zuccherino, ma soprattutto la sorpresa dentro: ogni gomma era un'avventura. Alcuni collezionisti arrivavano a comprare intere scatole sperando di completare la serie.
Altri conservavano gelosamente i tatuaggi non utilizzati, proteggendoli tra le pagine dei diari o in piccole scatole di latta. Quegli anni furono l'epoca d'oro dei tatuaggi trasferelli.
Rappresentavano una forma di espressione accessibile, democratica, divertente. Non servivano soldi per un vero tatuaggio, non serviva coraggio per affrontare l'ago.
Bastava una gomma da 200 o 300 lire e un po' d'acqua per trasformarsi, per un giorno o una settimana, in qualcun altro.
Quello che non tutti sanno
I tatuaggi trasferelli delle bubble gum utilizzavano una tecnologia di stampa particolare chiamata "decalcomania a secco". L'immagine veniva stampata su carta velina con inchiostri speciali a base di gommalacca che, a contatto con l'acqua, si scioglievano parzialmente permettendo il trasferimento sulla pelle.
La produzione italiana di questi tatuaggi, concentrata principalmente in aziende del nord Italia, raggiunse il picco tra il 1985 e il 1992, con oltre 500 milioni di pezzi prodotti all'anno. Le serie più rare e ricercate erano quelle dedicate ai robottoni giapponesi, in particolare Goldrake e Mazinga, con tirature limitate che oggi sono diventate oggetti da collezione.
Alcuni esemplari originali degli anni '80, mai utilizzati e ancora nella confezione originale della bubble gum, vengono venduti online a cifre che superano i 50 euro. La Elah produsse oltre 300 soggetti diversi tra il 1982 e il 1995, collaborando con case editrici giapponesi per ottenere le licenze ufficiali dei personaggi più amati.