Tamburelli sulla spiaggia: il suono delle estati italiane anni '70 e ’80
Negli anni '80, bastava una giornata di sole, una spiaggia libera e una pallina leggera per dare il via a ore di divertimento puro: stiamo parlando del mitico gioco dei tamburelli, un’icona senza tempo delle estati italiane. Nessuna app, nessun controller, nessun campo regolamentare. Solo due rac...
Negli anni '80, bastava una giornata di sole, una spiaggia libera e una pallina leggera per dare il via a ore di divertimento puro: stiamo parlando del mitico gioco dei tamburelli, un’icona senza tempo delle estati italiane. Nessuna app, nessun controller, nessun campo regolamentare.
Solo due racchette di legno o plastica e l’abilità di tenere la pallina in aria il più possibile, tra tuffi acrobatici sulla sabbia e risate a crepapelle. I tamburelli erano ovunque.
Dalle spiagge affollate della Romagna fino ai litorali rocciosi della Sicilia, il loro suono secco e ritmico – tac tac tac – si mescolava alle onde del mare e alla voce del gelataio che gridava “cocco bello!”. Non serviva essere esperti: bastava un po’ di coordinazione e tanta voglia di giocare.
E proprio questo era il bello. Il tamburello non aveva età: ci giocavano bambini, genitori, adolescenti, nonni in pantaloncini corti e baffi folti.
Il gioco non aveva un vero punteggio, e nemmeno un fine competitivo: lo scopo era resistere, colpo dopo colpo, senza far cadere la pallina. Un gioco di squadra dove ci si capiva con uno sguardo, dove ogni colpo riuscito era una piccola vittoria comune.
In spiaggia si formavano coppie affiatate che attiravano l’attenzione dei passanti con rally lunghissimi, rovesci acrobatici e salvataggi in extremis in acqua bassa. Negli anni '80, i tamburelli erano anche oggetto di culto estetico.
C’erano quelli in legno grezzo con le corde tirate, quelli colorati con le immagini dei cartoni animati o dei personaggi famosi dell’epoca, e poi quelli con la pallina attaccata da un elastico, per chi voleva allenarsi da solo o… non rischiare di perderla tra le onde. Era un gioco economico ma straordinariamente socializzante.
Bastava un tamburello per fare amicizia con chi si aveva l’ombrellone accanto. E non mancavano mai le sfide improvvisate con i vicini di asciugamano, tra spruzzi di sabbia e finta serietà agonistica.
In un'epoca senza smartphone, erano proprio i tamburelli a creare legami veri, a far passare il tempo con semplicità e autenticità.
Quello che non tutti sanno
I tamburelli da spiaggia hanno origini antiche: derivano dal tradizionale "tamburello" italiano, un vero e proprio sport nato nel XIX secolo e giocato con regole simili al tennis. Ma la versione "da spiaggia" esplose solo a partire dagli anni '60, diventando simbolo dell’estate negli anni '80 grazie anche alla produzione industriale in serie da parte di aziende italiane come la Mitica Garlando.
In alcune località della Riviera, come Rimini e Riccione, ancora oggi si organizzano tornei di tamburello da spiaggia, con veri campi delimitati sulla sabbia e palline professionali. Eppure, nessuna versione regolamentata riuscirà mai a restituire il fascino libero e selvaggio di quei colpi scambiati al tramonto, a piedi nudi, con la pelle salata e il cuore leggero.