Talk Talk: la metamorfosi dal pop al post-rock che cambiò la musica
I Talk Talk si formarono a Londra nel 1981 dalle ceneri dei Reaction, duo punk composto da Mark Hollis e dal fratello Ed. Insieme a Paul Webb al basso e Lee Harris alla batteria, il quartetto ottenne subito un contratto con la EMI, etichetta discografica per la quale realizzarono il primo album T...
I Talk Talk si formarono a Londra nel 1981 dalle ceneri dei Reaction, duo punk composto da Mark Hollis e dal fratello Ed. Insieme a Paul Webb al basso e Lee Harris alla batteria, il quartetto ottenne subito un contratto con la EMI, etichetta discografica per la quale realizzarono il primo album The Party's Over nel 1982.
Il successo arrivò con il secondo album "It's My Life", pubblicato nel febbraio 1984. I due singoli estratti, l'omonimo "It's My Life" e "Such a Shame" (ispirato al libro "L'uomo dei dadi" di Luke Rhinehart), riscossero un successo inferiore alle aspettative in Gran Bretagna, ma consentirono al complesso di entrare nelle classifiche degli Stati Uniti e di spopolare nell'Europa continentale.
In Italia l'accoglienza fu particolarmente calorosa. Il 5 aprile 1984 i Talk Talk si esibirono nel quiz televisivo "SuperFLASH!" condotto da Mike Buongiorno su Canale 5, segnando l'inizio di una love story con il pubblico italiano.
Nell'estate del 1984 l'album "It's My Life" arrivò fino al sesto posto della classifica italiana, tanto che la band venne invitata al Festivalbar e a settembre il tour europeo si aprì in Italia con ben nove date. Il gruppo beneficiò enormemente dell'esplosione della videoclipmania italiana.
L'estetica della band ebbe una rilevanza notevole, grazie ai video di Tim Pope, particolarmente noti in Italia, e alle copertine disegnate da James Marsh. I video di "It's My Life" con le bestie e quello di "Such a Shame" furono due straordinari esempi firmati dal grande regista Tim Pope.
Dopo due anni di concerti, nel 1986 venne pubblicato "The Colour of Spring", il loro terzo album che rappresentò l'inizio della trasformazione per il complesso: conteneva infatti sia elementi del pop elettronico dei primi due album, sia elementi del rock-jazz dei lavori seguenti. La svolta radicale arrivò nel 1988 con "Spirit of Eden".
Durante questa fase, Hollis comunicò all'etichetta discografica EMI l'intenzione di voler pubblicare il disco senza alcuna promozione, né tramite singoli né attraverso concerti dal vivo. Il successo commerciale fu solo tiepido nonostante i consensi da parte della critica, che aveva ben accolto il disco composto da tracce lunghe e lontane dagli standard pop del periodo, orientandosi prevalentemente verso il genere jazz sperimentale.
Scontenta dei risultati di vendita, la EMI ritoccò appositamente una delle tracce del disco, "I Believe in You", creandone una versione maggiormente assimilabile al grande pubblico, all'insaputa e contro il volere del quartetto. Il rapporto si deteriorò irreparabilmente.
Il gruppo firmò con la Polydor ma Webb abbandonò la formazione. Pubblicato nel 1991 con il titolo "Laughing Stock", il loro quinto album segnò il definitivo passaggio della band al genere post rock, del quale si è rivelato essere un precursore.
Il complesso si sciolse nel 1992, permettendo ai componenti di intraprendere carriere alternative. L'insolito percorso della band è stato definito "una delle carriere più schizofreniche della storia del rock".
I Talk Talk si sono resi protagonisti di una delle più imprevedibili e meravigliose metamorfosi musicali che la storia del pop e del rock abbia conosciuto, passando dal synth-pop commerciale a precursori del post-rock e dello slowcore.
Quello che non tutti sanno
Il video di "It's My Life", girato dal regista Tim Pope presso lo Zoo di Londra, fu concepito come una dichiarazione contro la banalità del lip-sync: le scene di vita del mondo animale (tratte dal documentario BBC "Life on Earth" del 1979) erano contrapposte a inquadrature di Mark Hollis con la bocca chiusa, come se fosse sigillata dalla colla. Il testo di "Such a Shame" era ispirato al romanzo "L'uomo dei dadi" di Luke Rhinehart, uno dei libri preferiti di Hollis, e negli anni '80 il brano fu utilizzato in Italia per un noto spot pubblicitario della Peugeot 205.
Il successo di "It's My Life" fu curiosamente maggiore in Italia che in qualsiasi altro paese, madrepatria inclusa, e "Such a Shame" è probabilmente la canzone dei Talk Talk più amata dagli italiani, tanto che ancora oggi riempie la pista di qualsiasi serata anni '80.