Spazio 1999: Base Lunare Alpha nelle nostre case
Nell’autunno del 1975, in Italia accade qualcosa di inedito: arriva sugli schermi un telefilm di fantascienza che non è americano, non è Star Trek, eppure conquista il pubblico con atmosfere cupe, colonna sonora memorabile e un’estetica avveniristica. È Spazio 1999 (Space: 1999), una delle serie ...
Nell’autunno del 1975, in Italia accade qualcosa di inedito: arriva sugli schermi un telefilm di fantascienza che non è americano, non è Star Trek, eppure conquista il pubblico con atmosfere cupe, colonna sonora memorabile e un’estetica avveniristica. È Spazio 1999 (Space: 1999), una delle serie più visionarie e ambiziose mai prodotte nel Regno Unito, che in Italia assume un’aura quasi mitica.
La serie debutta il 4 settembre 1975 sulla rete ITV britannica e pochi giorni dopo approda sulla RAI, in prima serata, diventando un vero culto tra gli adolescenti e gli appassionati di fantascienza. Ideata da Gerry e Sylvia Anderson, già noti per serie come UFO e Thunderbirds, Spazio 1999 racconta le avventure della Base Lunare Alpha, che, a causa di un'esplosione nucleare, viene proiettata nello spazio profondo portando con sé 311 persone.
Il comandante John Koenig (interpretato dall’americano Martin Landau) e la dottoressa Helena Russell (la magnetica Barbara Bain) guidano un cast internazionale in un viaggio senza meta tra galassie ignote, pianeti misteriosi e creature aliene. La serie mescola dramma psicologico, horror cosmico, solitudine esistenziale e filosofia, il tutto avvolto in un’estetica rétro-futurista che ancora oggi affascina.
Ogni episodio è una parabola: a volte sulla natura umana, altre sulla tecnologia fuori controllo, sul potere o sulla memoria. Le scenografie bianche, il design minimale della base Alpha, le navette Eagle (divenute oggetti da collezione per i fan) e la colonna sonora elettronica di Barry Gray e Derek Wadsworth conferiscono alla serie un'identità fortemente stilizzata.
Prodotta in due stagioni (1975-1977) per un totale di 48 episodi, Spazio 1999 subì una svolta nella seconda serie: più azione, nuovi personaggi come l'aliena mutaforma Maya, e un tono più dinamico. Questo cambio di rotta divise il pubblico e segnò la fine della produzione.
Ma l’impatto rimase: negli anni ’80 vennero pubblicati romanzi, fumetti, fanzine, e le repliche non smisero mai di circolare, in particolare su emittenti locali italiane. In un’Italia che sognava ancora il futuro tra una puntata di Goldrake e un film di Kubrick, Spazio 1999 offriva un’immaginazione adulta, un mistero continuo, un’idea di spazio non come conquista, ma come enigma.
Quello che non tutti sanno
Durante la produzione di Spazio 1999, molti episodi furono girati negli studi britannici Pinewood, gli stessi usati da James Bond. La navetta "Eagle" fu progettata con così tanta attenzione al realismo ingegneristico che venne studiata da alcuni tecnici della NASA come esempio di design plausibile.
Inoltre, la serie venne trasmessa in oltre 100 Paesi, ma in Italia ebbe un successo fuori scala: le repliche andarono in onda fino alla metà degli anni ’90 e diversi attori italiani furono chiamati a doppiare gli episodi in modo impeccabile, contribuendo a renderla ancora più amata. Curiosità finale: per scelta stilistica, non si vedono mai stelle nello spazio, per trasmettere un senso di vuoto e disorientamento.