Spandau Ballet: i nostri sentimenti vestiti con l’eleganza new romantic

All’inizio degli anni ’80, la scena musicale britannica veniva scossa da un’ondata estetica e sonora che mischiava synth, moda raffinata e romanticismo teatrale. In quel contesto nacquero gli Spandau Ballet: cinque ragazzi di Londra che trasformarono la malinconia in oro. Letteralmente. Con canzo...

Spandau Ballet: i nostri sentimenti vestiti con l’eleganza new romantic

All’inizio degli anni ’80, la scena musicale britannica veniva scossa da un’ondata estetica e sonora che mischiava synth, moda raffinata e romanticismo teatrale. In quel contesto nacquero gli Spandau Ballet: cinque ragazzi di Londra che trasformarono la malinconia in oro.

Letteralmente. Con canzoni come True, Gold e Through the Barricades, gli Spandau conquistarono il cuore di una generazione che, tra lacca e giacche con le spalline, cercava emozioni sincere da ballare lentamente sotto le luci colorate delle discoteche.

Il gruppo si formò ufficialmente nel 1979, ma esplose nel 1981 con il brano To Cut a Long Story Short, considerato uno dei capisaldi del movimento new romantic. Capitanati dalla voce calda e intensa di Tony Hadley, con le liriche raffinate di Gary Kemp e l’eleganza visiva di un’estetica ispirata all’arte e alla moda, gli Spandau Ballet si imposero immediatamente come qualcosa di diverso.

Più sofisticati dei Duran Duran, meno commerciali dei Culture Club, ma con uno stile che lasciava il segno. Il vero successo planetario arrivò nel 1983 con l’album True.

La title track divenne un inno lento e sognante, che scalò le classifiche mondiali. Era il tipo di canzone che si ballava alle feste di fine anno, abbracciati stretti, sperando che il momento non finisse mai. “This is the sound of my soul…” sussurrava Hadley, e ogni adolescente degli anni ’80 sentiva che era proprio così.

Nel 1984 arrivò Only When You Leave e nel 1986 il gruppo osò con la bellissima Through the Barricades, un brano ispirato alla situazione in Irlanda del Nord, capace di raccontare una storia d’amore che resiste alla guerra. Era la conferma di una band matura, che non aveva paura di trattare temi difficili con poesia e profondità.

Musicalmente, gli Spandau Ballet unirono synth pop e soul, e lo fecero con una cura sartoriale. La loro immagine – giacche doppiopetto, camicie sbottonate, ciocche perfette – diventò un modello di riferimento.

Ma sotto la patina estetica, c’era una scrittura complessa, melodie ricercate e arrangiamenti ricchi di classe. A fine decennio, le tensioni interne e le sfide del mercato musicale portarono a una rottura.

Gary Kemp continuò a lavorare come attore, mentre Tony Hadley avviò una carriera da solista. Il gruppo si riunì solo molti anni dopo, per celebrare quella stagione irripetibile in cui la malinconia indossava un abito da sera.

Quello che non tutti sanno

Il nome “Spandau Ballet” fu suggerito da un amico della band dopo aver letto un graffito in un bagno di Berlino Ovest, riferito ai prigionieri giustiziati nella prigione di Spandau. Il titolo Gold, uscito nel 1983, fu pensato inizialmente come colonna sonora per un film d’avventura, tanto che il videoclip ha atmosfere alla James Bond.

True, uno dei lenti più ballati degli anni ’80, contiene un omaggio nascosto ad Aretha Franklin e un verso ispirato a una poesia di Nabokov. Inoltre, nel 1999, il brano fu campionato da P.

Diddy in I’ll Be Missing You. Il successo degli Spandau, pur essendo esploso in piena epoca MTV, si è sempre basato sulla forza emotiva della musica più che sull’immagine.