Sotto casa, in motorino o in sala giochi: le uscite con gli amici negli anni ’80
Negli anni ’80, uscire con gli amici non significava fissare un appuntamento su WhatsApp o condividere una posizione GPS. Bastava scendere “sotto casa” e qualcuno c’era sempre. Il quartiere era il punto di partenza, la piazzetta o la panchina il nostro social network. Non c’era bisogno di organiz...
Negli anni ’80, uscire con gli amici non significava fissare un appuntamento su WhatsApp o condividere una posizione GPS. Bastava scendere “sotto casa” e qualcuno c’era sempre.
Il quartiere era il punto di partenza, la piazzetta o la panchina il nostro social network. Non c’era bisogno di organizzare troppo: bastava lanciare uno sguardo, un fischio, o telefonare da un fisso con il filo arrotolato al dito.
E se nessuno rispondeva? Si provava a suonare i campanelli, uno per uno, con la speranza che almeno qualcuno potesse scendere.
I motorini iniziavano a rombare nel tardo pomeriggio: Ciao, Sì, Vespa e Garelli erano estensioni del nostro spirito libero. Due per ogni mezzo, casco (forse), giubbotti jeans e walkman acceso.
L’autoradio suonava i Duran Duran o i Pooh. Il sabato pomeriggio si andava tutti in centro, oppure al mare, oppure semplicemente "a fare un giro", senza una meta precisa ma con mille motivi per ridere.
Le comitive erano eterogenee: i “paninari” con Timberland e Moncler, i metallari con giacche di jeans tagliate, gli sportivi con la tuta Fila o Sergio Tacchini. Ogni gruppo aveva il suo bar di riferimento, il suo jukebox, la sua partita a biliardo o calcetto da difendere con orgoglio.
Le sale giochi erano il vero regno. Si entrava con mille lire e si cercava di farle durare il più possibile: Pac-Man, Ghosts'n Goblins, Bubble Bobble, Double Dragon.
Le mani sudate, le spalline, i neon, il fumo nell’aria. Il tempo si fermava mentre fuori si faceva buio, e bastava una gettoniera per sentirsi vivi.
Poi c’erano i muretti, i campetti, le scalinate. Luoghi senza nome, ma pieni di ricordi.
Le uscite non erano “eventi”, erano la normalità. Bastava stare insieme, raccontarsi la giornata, litigare per chi doveva andare a prendere la Coca-Cola, ridere per un’imitazione di un professore, innamorarsi senza dire una parola.
Le prime cotte sbocciavano così, tra uno sguardo rubato e una gomma da masticare scambiata al volo. E se andava bene, si finiva a ballare in casa di qualcuno con le luci soffuse e la cassetta lenta già pronta nel mangianastri.
Non c’erano stories, ma ogni sera era una storia. Ogni angolo del paese aveva la sua magia, ogni panchina un segreto condiviso.
Quello che non tutti sanno
Negli anni ’80, uno dei luoghi più frequentati nelle uscite tra amici era il "video noleggio": si andava insieme a scegliere una videocassetta per guardarla poi tutti insieme a casa di chi aveva il videoregistratore – un lusso, all’epoca. La scelta era un vero rito, spesso durava più di mezz’ora.
E attenzione: chi non riavvolgeva la VHS prima di restituirla era malvisto. Inoltre, in molte città italiane, esistevano “i telefoni pubblici con codice”: le comitive si passavano codici numerici da digitare per telefonare gratis da cabine telefoniche, in modo clandestino.
Era il nostro modo di "hackerare il mondo" prima dell’arrivo di internet.