Simple Minds: i profeti scozzesi del pop-rock
Tra le band che hanno definito il suono e l’atmosfera degli anni ’80, i Simple Minds occupano un posto speciale. Provenienti da Glasgow, in Scozia, iniziano la loro carriera sul finire degli anni ’70, ma è nel decennio successivo che diventano un vero e proprio fenomeno globale. Jim Kerr, carisma...
Tra le band che hanno definito il suono e l’atmosfera degli anni ’80, i Simple Minds occupano un posto speciale. Provenienti da Glasgow, in Scozia, iniziano la loro carriera sul finire degli anni ’70, ma è nel decennio successivo che diventano un vero e proprio fenomeno globale.
Jim Kerr, carismatico frontman, guida il gruppo con la sua voce profonda e intensa, mentre Charlie Burchill (chitarra), Michael MacNeil (tastiere) e Mel Gaynor (batteria) contribuiscono a costruire un suono stratificato, potente e visionario. Il primo grande successo internazionale arriva con New Gold Dream (81–82–83–84), un album che segna la svolta definitiva dal post-punk iniziale verso un pop-rock sofisticato e atmosferico.
Brani come Someone Somewhere in Summertime, Promised You a Miracle e Glittering Prize diventano inni di una generazione affamata di sogni e modernità, dove sintetizzatori e chitarre si fondono in un’estetica sonora inconfondibile. Ma è nel 1985 che i Simple Minds entrano nella leggenda: Don’t You (Forget About Me), incluso nella colonna sonora del film cult Breakfast Club, li proietta in cima alle classifiche mondiali.
Paradossalmente, il brano – scritto da Keith Forsey e Steve Schiff – non fu composto dalla band, che inizialmente rifiutò di interpretarlo. Solo in un secondo momento Kerr e soci accettarono, modificando l’arrangiamento e incidendolo in una sola sessione a Berlino.
Il risultato? Una canzone iconica, immortale.
Nello stesso anno esce Once Upon a Time, forse il loro album più potente e accessibile, con successi come Alive and Kicking, Sanctify Yourself e All the Things She Said. I Simple Minds dominano le arene e gli stadi, diventando una delle band più rappresentative di un'epoca segnata da ottimismo, grandi produzioni e impegno sociale: partecipano al Live Aid, sostengono Amnesty International, e infondono nei loro testi una forte componente politica e spirituale.
Negli anni successivi la loro popolarità subisce alti e bassi, ma la band non si scioglie mai veramente. Continua a pubblicare album, sperimentare, reinventarsi.
Jim Kerr resta un’icona di coerenza e passione, capace di traghettare la band anche nel nuovo millennio con progetti come Big Music (2014) e Walk Between Worlds (2018).
Quello che non tutti sanno
Il nome "Simple Minds" deriva da un verso di “The Jean Genie” di David Bowie, artista che la band ha sempre venerato. E non tutti ricordano che prima di diventare i Simple Minds, si chiamavano Johnny and the Self Abusers, un gruppo punk attivo nel 1977.
Inoltre, Jim Kerr fu sposato con Chrissie Hynde dei Pretenders, con cui ebbe una figlia, Yasmin. Curiosamente, "Don’t You (Forget About Me)" fu inizialmente offerta ai Roxy Music, a Bryan Ferry e addirittura a Billy Idol – tutti la rifiutarono.
La band ha anche un legame molto forte con l’Italia: Jim Kerr vive per lunghi periodi in Sicilia, dove ha anche gestito un boutique hotel. E fu proprio in Italia che i Simple Minds trovarono un pubblico fedele e caloroso, riempiendo piazze e palasport fin dai primi anni ’80.