Simple Minds: dalle strade di Glasgow al cuore di una generazione
Era il novembre 1977 quando quattro adolescenti di Glasgow decisero di cambiare il corso della musica mondiale. Jim Kerr e Charlie Burchill, amici d'infanzia cresciuti insieme dal 1967 nel grattacielo di Toryglen, trasformarono i loro sogni rock in realtà. Insieme al batterista Brian McGee, al ba...
Era il novembre 1977 quando quattro adolescenti di Glasgow decisero di cambiare il corso della musica mondiale. Jim Kerr e Charlie Burchill, amici d'infanzia cresciuti insieme dal 1967 nel grattacielo di Toryglen, trasformarono i loro sogni rock in realtà.
Insieme al batterista Brian McGee, al bassista Derek Forbes e al tastierista Mick MacNeil, fondarono i Simple Minds dopo aver chiuso l'esperienza punk dei Johnny & The Self Abusers. Il nome della band nasceva da una frase contenuta in "The Jean Genie" di David Bowie: "He's so simple-minded, he can't drive his module".
Un presagio perfetto per un gruppo che avrebbe dimostrato come la semplicità melodica potesse trasformarsi in complessità emotiva. Il 17 gennaio 1978, al Satellite City club di Glasgow, i Simple Minds debuttarono dal vivo, ignari di star scrivendo la colonna sonora degli anni Ottanta.
La loro parabola artistica iniziò con "Life in a Day" nel 1979, un album d'esordio che mescolava post-punk ed elettronica. Ma fu con "New Gold Dream (81-82-83-84)" del settembre 1982 che raggiunsero la maturità creativa.
L'album conteneva gioielli come "Someone Somewhere in Summertime" e rappresentò il loro momento di svolta commerciale, scalando le classifiche britanniche e americane. Il 1985 segnò l'apice mondiale con "Don't You (Forget About Me)", brano non scritto da loro ma diventato il loro biglietto da visita planetario.
Pubblicato il 20 febbraio 1985 come colonna sonora di "The Breakfast Club" di John Hughes, il singolo raggiunse la vetta della Billboard Hot 100 americana. Ironicamente, i Simple Minds avevano inizialmente rifiutato la canzone, scritta da Keith Forsey e Steve Schiff, perché non volevano incidere brani altrui.
Dopo averla registrata "in tre ore in uno studio a nord di Londra", se ne dimenticarono immediatamente, solo per scoprire di aver creato un inno generazionale. Il successo proseguì con "Once Upon a Time" dello stesso 1985, trainato da "Alive and Kicking", uno dei brani simbolo del decennio.
I Simple Minds si trasformarono da band sperimentale in fenomeno da stadi, capaci di riempire arene in tutto il mondo. La loro musica divenne il soundtrack perfetto per quella generazione cresciuta tra Guerra Fredda e nascita dell'era MTV.
A metà degli anni Ottanta, guidati dall'impegno politico di Kerr, la band abbracciò cause sociali importanti, sostenendo Amnesty International e organizzando concerti contro l'apartheid sudafricano. L'album "Street Fighting Years" del 1989 conteneva "Mandela Day", omaggio al leader anti-segregazionista Nelson Mandela.
Ma dopo il picco di "Real Life" del 1991, con successi come "See the Lights", iniziò un lento declino. La perdita del tastierista MacNeil nel 1991, l'anima melodica del gruppo, segnò la fine di un'era.
I Simple Minds continuarono a produrre musica, ma senza raggiungere più le vette creative degli anni Ottanta. Oggi, con oltre 60 milioni di dischi venduti in 47 anni di carriera, Kerr e Burchill mantengono viva la fiamma dei Simple Minds.
La loro musica resta indissolubilmente legata a un decennio che ha cambiato tutto: dagli anni dell'innocenza perduta ai sogni dorati dell'era Reagan-Thatcher.
Quello che non tutti sanno
I Simple Minds avrebbero potuto non esistere mai se non fosse stato per un mucchio di sabbia. Jim Kerr e Charlie Burchill si incontrarono all'età di otto anni, nel 1967, il primo giorno in cui le loro famiglie si trasferirono in un nuovo grattacielo di Glasgow: entrambi stavano giocando sullo stesso mucchio di sabbia davanti al palazzo.
Kerr non ha mai imparato a suonare uno strumento e si definisce "ignorante musicalmente", limitandosi a pescare melodie dalle improvvisazioni di Burchill come un pescatore che aspetta che il pesce abbocchi. La band ha rifiutato di eseguire "Don't You (Forget About Me)" per anni dopo il successo, tanto che non fu nemmeno inclusa nel successivo album "Once Upon a Time".
Apparve solo nel 1992 nella raccolta "Glittering Prize 81/92". Il famoso "la la la" finale del brano fu improvvisato da Kerr durante la registrazione: doveva essere sostituito con un testo vero, ma piacque talmente tanto che decisero di mantenerlo.
Kerr vive da anni a Taormina, dove ha costruito un hotel alle pendici dell'Etna, e non è un caso: dice di aver bisogno dell'energia del vulcano per la sua creatività musicale.