Shout - Tears for Fears (1984)
Il 19 novembre 1984 era uno di quei giorni in cui si scriveva davvero la storia degli anni Ottanta. Due brani leggendari uscivano esattamente nello stesso giorno: "The Power of Love" dei Frankie Goes to Hollywood e "Shout" dei Tears for Fears. Quest'ultimo sarebbe diventato per sempre la firma de...
Il 19 novembre 1984 era uno di quei giorni in cui si scriveva davvero la storia degli anni Ottanta. Due brani leggendari uscivano esattamente nello stesso giorno: "The Power of Love" dei Frankie Goes to Hollywood e "Shout" dei Tears for Fears.
Quest'ultimo sarebbe diventato per sempre la firma del duo britannico, un grido di protesta mascherato da hit irresistibile che avrebbe conquistato il mondo intero. Roland Orzabal e Curt Smith stavano per consegnare alla storia una delle canzoni più riconoscibili del decennio.
La genesi di "Shout" fu sorprendentemente semplice, almeno all'inizio. Roland Orzabal compose il brano nel suo salotto di casa usando solo un piccolo sintetizzatore e una drum machine.
Inizialmente aveva solo il ritornello, che descrisse come "molto ripetitivo, come un mantra". Non immaginava minimamente che quel loop ipnotico sarebbe diventato uno dei tormentoni più potenti degli anni Ottanta.
Era convinto di aver scritto al massimo una buona traccia per l'album. Quando Orzabal fece sentire il pezzo a Ian Stanley, il tastierista dei Tears for Fears, e a Chris Hughes, il produttore, la loro reazione fu immediata ed entusiastica.
Stanley fu categorico: sarebbe stata "una hit mondiale" e insistette per aiutare Orzabal a completare la canzone. Il contributo di Stanley fu così significativo che ottenne i crediti di co-scrittura.
Era nato uno dei capolavori della new wave britannica, anche se ancora nessuno se ne rendeva completamente conto. Il nome stesso del gruppo "Tears for Fears" faceva riferimento al trattamento psicoterapeutico dell'"urlo primevo" sviluppato da Arthur Janov, nel quale il paziente riviveva le prime sensazioni del periodo perinatale.
Anche il titolo dell'album "Songs from the Big Chair" traeva ispirazione dalla mini-serie televisiva "Sybil", che raccontava di una donna con sedici personalità multiple che si sentiva al sicuro solo nella grande sedia dello psicoanalista. Era un universo concettuale profondo e tormentato. "Shout" rappresentava l'evoluzione di questo percorso terapeutico.
Non era più solo introspezione dolorosa, ma un invito alla protesta attiva. Come spiegò Roland Orzabal: "Riguarda più la protesta politica che la teoria dell'urlo primevo.
Uscì nel 1984 quando molte persone erano ancora preoccupate per le conseguenze della Guerra Fredda, ed era fondamentalmente un incoraggiamento a protestare". Il brano parlava di non accettare passivamente quello che la società imponeva, di mettere in discussione l'autorità costituita.
Il successo fu travolgente ma non immediato. "Shout" raggiunse la quarta posizione nel Regno Unito nel gennaio 1985, ma la vera consacrazione arrivò negli Stati Uniti. Il 3 agosto 1985, dopo otto mesi dalla pubblicazione, il brano conquistò finalmente la vetta della Billboard Hot 100, rimanendoci per tre settimane consecutive.
Era il culmine della "Second British Invasion", quell'ondata di artisti britannici che stavano conquistando l'America dopo i Beatles degli anni Sessanta. Il videoclip, diretto da Nigel Dick e girato nella località di Durdle Door nel Dorset, contribuì enormemente al successo.
Le immagini del duo sulla scogliera inglese, alternate a performance in studio con la band circondata da una folla entusiasta, divennero iconiche. MTV trasmise il video in rotazione pesante, contribuendo a trasformare "Shout" in un fenomeno globale che andava ben oltre la semplice canzone pop.
Con "Songs from the Big Chair", i Tears for Fears abbandonarono definitivamente i temi leggeri del pop per concentrarsi sull'era di Ronald Reagan negli Stati Uniti e Margaret Thatcher nel Regno Unito. La loro musica divenne più raffinata e studiata, offrendo una visione intensa della realtà politica e sociale dell'epoca. "Shout" era l'emblema perfetto di questa nuova fase creativa.
Quello che non tutti sanno
Il brano inizia con un loop percussivo di una drum machine E-mu Drumulator prima di entrare nel famoso ritornello che segue una progressione di accordi I–♭VI–IV–I. "Shout" contiene anche un lungo assolo di chitarra, insolito per i Tears for Fears che di solito prediligevano i sintetizzatori. La canzone è stata oggetto di innumerevoli cover e campionamenti: dai Disturbed nel 2000 con "Shout 2000" fino a Elisa nel 2021 per la serie TV "Romulus".
Nel 2010 è stata utilizzata come base per un inno non ufficiale della nazionale inglese ai Mondiali di calcio in Sudafrica. Il singolo fu pubblicato in formati da collezione nel Regno Unito, incluso un vinile da 10 pollici e una confezione da 7 pollici con calendario 1985 dei Tears for Fears.
La B-side "The Big Chair" contiene dialoghi campionati dal film TV "Sybil" del 1976, da cui prendeva il nome anche l'album. "Shout" ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e rimane una delle canzoni più riconoscibili degli anni Ottanta.