"Scherzi a parte" e la Tv non fu più la stessa
Era il 9 febbraio 1992 quando dalla sede di Italia 1 risuonarono le parole che avrebbero cambiato per sempre il modo di fare televisione in Italia: "Benvenuti a Scherzi a parte, una trasmissione di scherzi... come dice il titolo". Teo Teocoli, con la sua ironia bonaria e il suo sorriso contagioso...
Era il 9 febbraio 1992 quando dalla sede di Italia 1 risuonarono le parole che avrebbero cambiato per sempre il modo di fare televisione in Italia: "Benvenuti a Scherzi a parte, una trasmissione di scherzi... come dice il titolo". Teo Teocoli, con la sua ironia bonaria e il suo sorriso contagioso, insieme a Gene Gnocchi, Angela Melillo, Gabriella Labate e Marco Balestri, inaugurava un programma destinato a diventare un fenomeno sociale senza precedenti.
Il format, nato da un'idea di Fatma Ruffini e Salvatore De Pasquale, si ispirava al celebre "Candid Camera" americano ma con una differenza sostanziale: per la prima volta nella storia della televisione italiana, le vittime degli scherzi erano personaggi famosi del mondo dello spettacolo, della musica, del giornalismo e dello sport. Era una rivoluzione che cambiava completamente le regole del gioco televisivo.
La prima vittima della storia del programma fu Giorgio Faletti, protagonista dell'indimenticabile scherzo del taxi guidato dallo stuntman Holer Togni. Quello scherzo, andato in onda nel 1992, divenne immediatamente un cult e stabilì il modello che il programma avrebbe seguito per tutti gli anni successivi: situazioni paradossali e assurde che mettevano alla prova la pazienza e la reazione delle celebrità.
Dal 1993, grazie al successo straordinario della prima edizione, "Scherzi a parte" venne promosso su Canale 5, confermando la conduzione di Teocoli e Gnocchi. Le undici puntate della prima stagione avevano conquistato il pubblico italiano, che ogni settimana si ritrovava davanti al televisore per assistere alle reazioni esilaranti delle vittime più impensabili.
Il programma divenne rapidamente parte del linguaggio comune degli italiani. L'espressione "Sei su Scherzi a parte!" entrava nelle conversazioni quotidiane ogni volta che qualcuno si trovava in una situazione bizzarra o incredibile.
Era il segno tangibile di come una trasmissione televisiva fosse riuscita a entrare nella cultura popolare nazionale. Nel corso degli anni si alternarono alla conduzione volti storici della televisione italiana: Massimo Boldi, Pamela Prati, Simona Ventura, Massimo Lopez, Michelle Hunziker, Manuela Arcuri e molti altri.
Ogni conduttore portava il proprio stile, ma l'essenza del programma rimaneva immutata: far ridere il pubblico attraverso scherzi elaborati e ingegnosi. Tra gli scherzi più memorabili della storia del programma ci furono quelli ai danni di Cristina Parodi, Paolo Bonolis, Maria De Filippi, Renato Pozzetto e tantissimi altri.
Ogni scherzo era un piccolo capolavoro di regia e organizzazione, con complici che recitavano alla perfezione il loro ruolo per rendere credibile l'impossibile.
Quello che non tutti sanno
Il primo scherzo della storia di "Scherzi a parte" a Giorgio Faletti durò in realtà molto più di quanto mandato in onda: il comico rimase nel taxi guidato dallo stuntman per oltre quaranta minuti prima che gli venisse rivelata la verità. Marco Balestri, autore e volto storico del programma, fu anche il creatore di alcuni degli scherzi più elaborati, come quello della finta trasmissione "L'Italia che canta" in collegamento con la Russia per 60 milioni di spettatori, scherzo ricorrente che coinvolse artisti come Jo Squillo.
Il programma vinse tre Telegatti consecutivi tra il 1993 e il 1994, incluso quello per "Miglior trasmissione rivelazione dell'anno" e "Miglior trasmissione di varietà". La sigla storica del programma, utilizzata dal 1995 al 2009, fu composta da Giampiero Boneschi e Claudio Calzolari.
Nel 2002, per celebrare i dieci anni del programma, venne realizzato uno speciale intitolato "Scherzi a parte story - 10 anni di scherzi" condotto da Massimo Boldi e Michelle Hunziker. Il programma non andò mai in onda in modo continuativo: tra un'edizione e l'altra potevano passare anche tre anni, strategia che permise al format di non invecchiare mai e di mantenere sempre alta l'attesa del pubblico.