25 febbraio 2026

Scatole di cioccolatini: quando un gesto dolce valeva più di mille parole

Negli anni ’80 e ’90, ricevere una scatola di cioccolatini era molto più di un semplice dono. Era un gesto romantico, elegante, a tratti cerimoniale, che sapeva di festa, di corteggiamento, di scuse, di affetto autentico. Era il classico regalo per la maestra, per la mamma, per la fidanzatina del...

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Scatole di cioccolatini: quando un gesto dolce valeva più di mille parole — foto d'archivio anni 80 e 90

Negli anni ’80 e ’90, ricevere una scatola di cioccolatini era molto più di un semplice dono. Era un gesto romantico, elegante, a tratti cerimoniale, che sapeva di festa, di corteggiamento, di scuse, di affetto autentico.

Era il classico regalo per la maestra, per la mamma, per la fidanzatina del cuore o per l’amico da ringraziare. E c’era sempre quella trepidante attesa nell’aprire il coperchio, annusare l’interno, e scegliere il primo cioccolatino – sperando non fosse quello al liquore!

Le scatole di cioccolatini erano oggetti speciali. A volte di latta, altre di cartoncino lucido, spesso rivestite di velluto, con rilievi dorati e decorazioni floreali.

Alcune avevano forme particolari: a cuore, ovali, persino a conchiglia. E dentro, adagiati in pirottini di carta colorata, si nascondevano piccoli capolavori: ripieni alla crema, al caffè, alla nocciola, alla ciliegia, con granella, con frutta candita, al fondente puro o al latte morbido.

Tra le marche più amate c’erano le Perugina, le Caffarel, le Elah-Dufour, le Majani, le Sorini e le raffinate Venchi. Ma il simbolo assoluto era la scatola dei Baci Perugina: elegante, blu stellata, con la piccola finestra trasparente che lasciava intravedere gli incarti argentati.

E dentro ogni Bacio, non solo cioccolato e nocciola, ma il bigliettino con la frase d’amore, da leggere, collezionare o custodire. Ogni casa ne aveva almeno una da parte, svuotata e riutilizzata per contenere bottoni, aghi, fotografie o ricordi.

Le scatole più belle si tenevano nell’armadio “buono”, e venivano aperte con rispetto solo in occasioni speciali. Anche i bambini le amavano: le aprivano di nascosto, cercavano il “loro preferito”, e poi richiudevano sperando che nessuno notasse l’ammanco.

Durante le festività, le scatole di cioccolatini diventavano protagoniste: a Natale, per San Valentino, a Pasqua (insieme agli ovetti). E spesso erano il dono di chi non sapeva cosa regalare, ma voleva comunque far sentire la propria vicinanza con un gesto dolce e universale.

Non tutti sanno che

Le prime scatole di cioccolatini in Italia apparvero tra fine '800 e inizi del '900, ma fu nel secondo dopoguerra che diventarono popolari, grazie alla crescita industriale del settore dolciario. Il design delle confezioni era studiato minuziosamente: alcune scatole degli anni ’60 e ’70 sono oggi ricercatissime dai collezionisti, soprattutto quelle firmate da illustratori famosi come Renato Balestra o Pino Pascali.

Il primo Bacio Perugina fu creato nel 1922 da Luisa Spagnoli e inizialmente si chiamava “Cazzotto”, perché sembrava un pugno di cioccolato. Il nome venne cambiato per renderlo più romantico e fu inventata la tradizione del messaggio d’amore.

Alcune scatole limitate degli anni ’80 contenevano fino a 150 cioccolatini e venivano vendute esclusivamente in pasticcerie selezionate. Oggi alcune di quelle confezioni vuote, se ben conservate, vengono vendute online anche a 200 euro.

Domande frequenti sulle scatole di cioccolatini

Quali erano i cioccolatini più regalati negli anni 80 e 90?

Le scatole di Perugina, Caffarel, Elah-Dufour, Majani, Sorini e Venchi; la più iconica era quella blu stellata dei Baci Perugina.

Quando è nato il Bacio Perugina?

Nel 1922, da un'idea di Luisa Spagnoli: all'inizio si chiamava "Cazzotto" per la sua forma, poi arrivò il nome romantico con il bigliettino.

In quali occasioni si regalavano?

A Natale, a San Valentino, a Pasqua e come ringraziamento per la maestra, la mamma o un amico.

Che fine facevano le scatole vuote?

Diventavano contenitori per bottoni, aghi, fotografie e piccoli ricordi: in molte case ce n'era almeno una.

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