Sanremo 2026, i veterani degli anni '80 e '90 tornano all'Ariston: voci senza tempo su un palco che non invecchia mai
C'è qualcosa di magico, ogni anno, nel vedere il Teatro Ariston accogliere volti che appartengono alla nostra memoria più profonda. Sanremo 2026 non fa eccezione: in mezzo a rapper nati su TikTok e cantautori scoperti da Amici, ci sono loro. Quelli che c'erano già.
C'è qualcosa di magico, ogni anno, nel vedere il Teatro Ariston accogliere volti che appartengono alla nostra memoria più profonda. Sanremo 2026 non fa eccezione: in mezzo a rapper nati su TikTok e cantautori scoperti da Amici, ci sono loro. Quelli che c'erano già. Quelli le cui canzoni erano in cassetta nel walkman, in loop sul mangianastri, o scritte a penna sul diario. Questa 76ª edizione del Festival, condotta da Carlo Conti con la co-conduzione di Laura Pausini, ha regalato ai nostalgici un dono inatteso: una manciata di artisti capaci di fare da ponte tra chi tifava per i Timoria nei primi anni Novanta e chi oggi guarda le esibizioni su RaiPlay dallo smartphone.
La protagonista assoluta, il simbolo vivente di questa connessione tra epoche, è Patty Pravo. Nicoletta Strambelli, nata a Venezia nel 1948, è alla sua undicesima partecipazione in gara al Festival: un record condiviso, in questa edizione, solo con Francesco Renga. Patty Pravo è, senza discussioni, la regina di questo Sanremo 2026. La sua prima volta all'Ariston risale al 1970, in coppia con Little Tony. Da allora ha attraversato ogni decade della musica italiana con una grazia che sfida le leggi del tempo. Nel 1984 vinse il Premio della Critica con "Per una bambola", brano autobiografico di rara intensità. Nel 1997 tornò con "E dimmi che non vuoi morire", scritta anche da Vasco Rossi, aggiudicandosi di nuovo il Premio della Critica Mia Martini. Quest'anno ha portato "Opera", un brano scritto da Giovanni Caccamo. Nella serata cover, invece, ha reso omaggio alla compianta Ornella Vanoni sulle note di "Ti lascio una canzone" di Gino Paoli, accompagnata dal primo ballerino del Teatro alla Scala Timofej Andrijashenko. Un momento di pura emozione. Come se il Festival avesse fermato il tempo per un istante.
Accanto a lei, con lo stesso numero di partecipazioni in gara, c'è Francesco Renga. Bresciano di adozione, sardo d'origine, Renga ha debuttato all'Ariston nel 1991 come voce dei Timoria, nella sezione Novità. Quei Timoria che avrebbero poi scritto "Viaggio senza vento", pietra miliare del rock italiano degli anni Novanta. La carriera solista è arrivata nel 1999, con la consacrazione definitiva nel 2005, quando vinse il Festival con "Angelo", brano che molti di noi ancora canticchiano senza accorgersene. A Sanremo 2026 ha portato "Il meglio di me". Rassicurante, come lo ha definito qualcuno: e in effetti, Renga è di quei cantanti che trovi esattamente dove li hai lasciati, con la stessa voce potente, la stessa onestà emotiva.
Raf è un altro nome che fa tornare la mente agli anni Ottanta italiani. Raffaele Riefoli, pugliese, è tornato all'Ariston dopo undici anni di assenza con "Ora e per sempre". La sua storia sanremese è particolare: Sanremo lo ha vinto come autore, scrivendo "Si può dare di più", poi interpretata da Morandi, Ruggeri e Tozzi nel 1987. Come artista ha lasciato il segno con "Self Control", uno di quei brani che chiunque abbia vissuto gli anni Ottanta riconosce dalle prime quattro note. Sul palco dell'Ariston 2026 ha portato quella classe inconfondibile, quella voce che fa pensare immediatamente alle estati italiane di quarant'anni fa. Il critico del Sole 24 Ore lo ha descritto con un affettuoso "lo trovi esattamente dove lo avevi lasciato". Un complimento travestito da osservazione.
Marco Masini è un altro grande veterano di questa edizione. Cantautore fiorentino dalla voce intensa e dai testi spesso taglienti, Masini ha debuttato a Sanremo nel 1990 tra le Novità, vincendo con "Disperato". Poi il successo travolgente degli anni Novanta: "Vaffanculo", "T'innamorerai", "Bella stronza", canzoni che spaccavano l'Italia tra chi le adorava e chi le considerava troppo crude, troppo vere. Nel 2004 ha vinto tra i Big con "L'uomo volante". A Sanremo 2026 ha scelto di presentarsi in coppia con Fedez, formando uno dei duetti più discussi e inaspettati dell'edizione. "Male necessario" è il titolo del brano. Un duo improbabile sulla carta, ma che ha funzionato sul palco, con Masini in grande forma. Il vecchio leone e il moderno leone mediatico, fianco a fianco.
Va citato infine J-Ax, al secolo Alessandro Aleotti. La sua carriera è iniziata 34 anni fa con gli Articolo 31, quella band hip hop milanese che ha portato il rap nelle cuffie di un'intera generazione di ragazzini negli anni Novanta. "Ohi Maria", "Domani smetto", "Tutto ciò che ho": colonne sonore di adolescenze vissute tra motorini e compilations masterizzate. J-Ax aveva già calcato l'Ariston nel 2023 con gli Articolo 31. Quest'anno, invece, ci è andato da solista per la prima volta, con "Italia starter pack", una proposta bluegrass leggera e ironica che ha sorpreso tutti. Il rapper con i capelli bianchi che ha fatto ballare l'Italia negli anni Novanta, adesso sul palco più tradizionale della musica italiana. Tutto si tiene, alla fine.
Guardare questi artisti sul palco dell'Ariston nel 2026 fa un effetto strano, bello e un po' malinconico allo stesso tempo. Allora bastava una cassetta, un walkman, e quella canzone ti entrava dentro per sempre. Oggi le canzoni scorrono veloci su playlist infinite, dimenticate prima ancora di finire. Loro resistono. Forse perché le loro canzoni non erano contenuti da consumare: erano emozioni da abitare.
Quello che non tutti sanno
Raf ha scritto "Si può dare di più" nel 1987 insieme ad Umberto Tozzi, brano poi eseguito al Festival dal trio Morandi-Ruggeri-Tozzi. Ma in pochi sanno che prima del successo internazionale con "Self Control" lavorò come musicista di studio a Milano, costruendo la sua arte lontano dai riflettori. Marco Masini detiene un primato rarissimo nella storia del Festival: è uno dei pochissimi artisti italiani ad aver vinto Sanremo sia tra le Nuove Proposte che tra i Big, in due decadi diverse. Patty Pravo, nel corso della sua carriera, ha cantato in ben nove lingue diverse, vendendo oltre 120 milioni di dischi nel mondo. E nel gennaio 2026, a pochi giorni dall'inizio del Festival, Madonna ha pubblicato a sorpresa una cover de "La bambola", il brano del 1968 che l'ha resa celebre in tutto il mondo: il cerchio si chiude in modo imprevedibile, a dimostrazione che certe canzoni non tramontano mai davvero.