Sandy dai mille colori: l'ultima maghetta che fece sognare l'Italia degli anni '80
Sandy dai mille colori, la maghetta dei cartoni anni 80: magia, trasformazioni e il sogno di volare nell'anime che chiuse un'era.
Il 26 gennaio 1987, alle 16:00, su Italia 1 iniziava una piccola rivoluzione televisiva. All'interno del contenitore Bim Bum Bam, condotto da Paolo Bonolis e Manuela Blanchard, faceva il suo debutto "Sandy dai mille colori", l'ultimo capolavoro dello Studio Pierrot della saga delle maghette degli anni '80.
Venticinque episodi da 24 minuti che avrebbero conquistato il cuore dei bambini italiani fino al 23 marzo dello stesso anno. La serie, prodotta nel 1986 e trasmessa in Giappone su Nippon Television dal 7 marzo al 29 agosto, rappresentava la quarta e ultima creazione del filone magico dello Studio Pierrot, dopo Creamy Mami, Magica Emi e Persia la Maga Bionda.
Ma Sandy (Yumi Hanazono nel titolo originale "Maho no Idol Pastel Yumi") era diversa dalle sue sorelle maggiori: non poteva trasformarsi in una versione adulta di se stessa, rimanendo sempre una bambina di 10 anni. La protagonista viveva con i genitori fiorai in un mondo colorato e profumato, dove la sua passione per il disegno si intrecciava con l'amore per la natura.
Il suo sogno era diventare mangaka, disegnatrice di fumetti, proprio come tante bambine dell'epoca che la guardavano incantate davanti alla TV. La svolta arrivò durante il Carnival Flower, la festa annuale della città, quando Sandy salvò un dente di leone dall'essere calpestato.
Questo gesto d'amore attirò l'attenzione di due adorabili folletti provenienti dalla Terra dei Fiori: Pico e Paco. I due messaggeri, colpiti dalla sensibilità della bambina, le donarono una bacchetta magica a forma di tulipano e un ciondolo fatato.
Con questi strumenti, Sandy poteva disegnare nell'aria qualsiasi cosa e renderla reale, ma con due regole ferree: ogni magia durava solo un tempo limitato e nessun oggetto poteva essere creato due volte. Era una metafora perfetta della creatività infantile: potente ma effimera, unica e irripetibile.
Le avventure di Sandy si svolgevano tra il negozio di fiori dei genitori, la scuola e gli angoli più nascosti della sua città. C'era Roby, il bel commesso del negozio per cui Sandy aveva una cotta segreta, suo fratello minore Maurizio che la seguiva ovunque, e la terribile signora Trudy, allergica ai fiori e sempre pronta a rovinare la festa.
Ogni episodio era un piccolo universo di colori e sentimenti, dove i problemi quotidiani venivano risolti con un pizzico di magia e molta creatività. La serie raggiungeva il suo apice negli ultimi due episodi, quando una misteriosa nevicata estiva svelava il pericolo che minacciava la Terra dei Fiori.
La Regina dei Fiori si era addormentata in un enorme tulipano, portando un inverno eterno che rischiava di distruggere entrambi i mondi. Sandy, seguendo Pico e Paco nella loro dimensione, si trovava a dover salvare non solo i suoi amici folletti, ma l'equilibrio stesso tra realtà e fantasia.
La sigla italiana, cantata da Cristina D'Avena su musiche di Giordano Bruno Martelli e testi di Alessandra Valeri Manera, divenne immediatamente un classico: "Sandy dai mille colori, mille colori dei fiori che nascono dal cuore...". Un inno alla creatività e alla bellezza che si imprimeva nella memoria di una generazione, tanto da essere adattata anche in francese ("Susy aux fleurs magiques") e spagnolo.
Sandy rappresentava l'evoluzione delle maghette televisive: meno maliziosa delle precedenti, più adatta ai bambini, ma non per questo meno affascinante. Era il simbolo di un'epoca in cui la fantasia aveva ancora il potere di trasformare la realtà, quando bastava un disegno colorato per far nascere meraviglie.
L'ultima canto del cigno di un filone che aveva accompagnato l'infanzia di milioni di bambini italiani. Non tutti sanno che Sandy dai mille colori era l'ultimo tentativo dello Studio Pierrot di mantenere vivo il filone delle maghette, ma il numero ridotto di episodi (25 contro i circa 50 delle serie precedenti) tradiva già la consapevolezza che l'epoca stava finendo.
L'anime fu completamente "italianizzato": tutti i nomi dei personaggi furono adattati al nostro paese, una pratica comune negli anni '80. Il manga originale di Kiyoko Arai, pubblicato in due volumi dalla Shogakukan, non arrivò mai in Italia, ma il Corriere dei Piccoli pubblicò fotogrammi dell'anime con fumetti aggiunti.
La Panini produsse un album di figurine che divenne oggetto di culto tra i bambini. Nel 1987 Sandy partecipò al crossover "Majocco Club: Alien X" insieme alle altre maghette dello Studio Pierrot (Creamy, Emi e Persia), l'unico modo per rivederle tutte insieme.
La serie ottenne un successo tale da ispirare una versione francese della sigla che utilizzò la stessa base musicale anche per Holly e Benji. Sandy fu trasmessa in tutto il mondo, ma è rimasta particolarmente amata in Italia, dove ancora oggi rappresenta l'innocenza perduta degli anni '80.