Sandokan: l'epifania che fermò l'Italia
Era martedì 6 gennaio 1976, ore 20:40 sul Programma Nazionale. Nessuno si aspettava che quella sera sarebbe entrata nella storia della televisione italiana. "Sandokan... Sandokan... giallo il sole la forza mi dà": l'urlo selvaggio dei fratelli De Angelis esplose dagli altoparlanti per la prima vo...
Era martedì 6 gennaio 1976, ore 20:40 sul Programma Nazionale. Nessuno si aspettava che quella sera sarebbe entrata nella storia della televisione italiana. "Sandokan...
Sandokan... giallo il sole la forza mi dà": l'urlo selvaggio dei fratelli De Angelis esplose dagli altoparlanti per la prima volta, e fu davvero epifania. In tutti i sensi.
Ventisette milioni di spettatori rimasero incatenati davanti allo schermo, testimoni inconsapevoli di un fenomeno che avrebbe cambiato per sempre il costume nazionale. Lo sceneggiato di Sergio Sollima, tratto dai romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari, doveva debuttare in grande stile ma finì in onda quasi per caso.
Programmato originariamente per novembre 1975, fu posticipato per una disputa legale con la Titanus. Sollima aveva implorato la Rai di aspettare ancora per trasmettere la serie a colori, ma alla fine Sandokan andò in onda in bianco e nero, senza pubblicità e addirittura fuori programma al posto di Canzonissima, senza nemmeno l'annuncio su Radiocorriere TV.
Eppure bastò quella prima puntata per scatenare un "caso nazionale". Il martedì diventò sacro, le domeniche successive (8 gennaio, 15, 22, 29 gennaio e 8 febbraio) l'Italia si fermava.
In Germania, tre anni dopo, quando la serie venne trasmessa, le strade si svuotavano letteralmente durante la messa in onda. Mai un prodotto televisivo aveva generato un tale fenomeno di massa.
Al centro di tutto c'era lui: Kabir Bedi, attore anglo-indiano semi-sconosciuto che Sollima aveva scelto per incarnare la Tigre della Malesia. Bedi non era nemmeno in forma quando fu selezionato: era sovrappeso e dovette sottoporsi a mesi di allenamento intensivo (nuoto e equitazione) per diventare il pirata che tutti ricordano.
Il risultato fu magnetico: quegli occhi neri come la pece, la prestanza fisica, la voce doppiata magistralmente da Pino Locchi crearono un'icona indelebile. Accanto a lui, un cast internazionale perfetto: Philippe Leroy nel ruolo dell'elegante portoghese Yanez de Gomera, la splendida Carole André come Marianna (la Perla di Labuan), Adolfo Celi nei panni del perfido Raja Bianco James Brooke e Andrea Giordana come l'ufficiale inglese William Fitzgerald.
La storia, ambientata nella Malesia del 1850, raccontava la lotta di Sandokan contro il colonialismo britannico dall'isola fortezza di Mompracem. Il successo fu totale e immediato.
I bambini cantavano la sigla per strada, impersonavano nei loro giochi la Tigre, Yanez o Tremal-Naik (al più sfortunato toccava fare James Brooke). Nacque il primo vero fenomeno di merchandising televisivo: album di figurine Panini, diari scolastici, magliette, maschere di carnevale, giocattoli.
Molti neonati di quegli anni furono chiamati Sandokan, e il nome divenne sinonimo di "forte, coraggioso". La sigla degli Oliver Onions (pseudonimo dei De Angelis) fece la storia: entrata in classifica il 7 febbraio 1976, raggiunse il primo posto e ci restò fino al 27 marzo, diventando il sesto disco più venduto dell'anno.
Quel famoso urlo iniziale "San-do-ka-an" fu registrato a Londra e i due fratelli capirono subito che avrebbe funzionato. La Rai inizialmente si oppose perché le sigle cantate rompevano con la tradizione.
Sollima, maestro dello spaghetti western (Quentin Tarantino lo definì "uno dei più grandi cineasti insieme a Leone e Corbucci"), girò uno sceneggiato ricco di colpi di genio cinematografici. Le inquadrature sorprendevano per modernità: il primissimo piano su Sandokan che si arrende nel quarto episodio, avvolto nel silenzio spezzato solo dal vento, resta un capolavoro di suspense.
I critici furono spietati, accusando Sollima di "demagogia terzomondista" e di aver rovinato Salgari. Il pubblico se ne infischiò completamente.
Il successo fu tale che nacquero immediatamente sequel e parodie: "Il Corsaro Nero" (1976), "La tigre è ancora viva" (1977), e persino "Sandogat" di Franco e Ciccio.
Quello che non tutti sanno
Lo sceneggiato vinse tre Telegatti nel 1976: miglior attore (Kabir Bedi), miglior non protagonista (Andrea Giordana) e miglior colonna sonora (De Angelis), più un premio speciale Prua d'Oro. Le riprese durarono quattro anni e costarono una cifra record per l'epoca, rendendolo il primo teleromanzo italiano realizzato con budget e mezzi da kolossal cinematografico.
Kabir Bedi dovette imparare l'italiano da zero per il doppiaggio, ma alla fine Pino Locchi rimase la sua voce ufficiale. La serie fu girata interamente a colori in Sri Lanka, Malesia e studi romani, ma trasmessa in bianco e nero perché la televisione italiana non era ancora pronta.
Il 45 giri della sigla vendette oltre 500.000 copie, un record assoluto per una canzone televisiva. Sollima nascose nel montaggio numerosi riferimenti ai suoi western, e il personaggio di Sandokan anticipò di quarant'anni i moderni antieroi televisivi.