Sailor Moon: guerriera tra combattimenti e cristalli magici
Sailor Moon, la guerriera degli anni 80 e 90: cristalli, trasformazioni e amicizia nel cartone che rivoluzionò il genere magical girl.
Quando Sailor Moon arrivò in Italia nel 1995, tutto cambiò. I pomeriggi su Canale 5 – poi su Italia 1 – si riempirono di magia, amicizia e trasformazioni spettacolari.
Per la prima volta, un cartone animato giapponese metteva al centro una ragazza normale, un po’ goffa e sognatrice, che scopriva di essere una guerriera destinata a salvare il mondo. Usagi Tsukino, diventata in Italia Bunny, non era una supereroina perfetta: piangeva, sbagliava, ma amava con tutta sé stessa.
Ed è per questo che l’abbiamo amata anche noi. La serie originale, tratta dal manga di Naoko Takeuchi pubblicato tra il 1991 e il 1997, è composta da 200 episodi divisi in cinque stagioni: Sailor Moon (1992), Sailor Moon R, Sailor Moon S, Sailor Moon SuperS e Sailor Moon Sailor Stars.
In Italia andò in onda dal 21 febbraio 1995 fino al 2001, inizialmente ogni pomeriggio alle 17.30, diventando un appuntamento fisso per milioni di bambine… e bambini. La sigla italiana, cantata da Cristina D'Avena insieme ai Lollipop per la seconda versione, contribuì a renderla un cult: un mix di dolcezza e potenza, con quel ritornello “Sailor Moon, la guerriera che lotta per amore” che ancora oggi riecheggia nella mente di chi è cresciuto in quegli anni.
Ma Sailor Moon non era solo una storia di combattimenti e cristalli magici. Era una rivoluzione culturale.
Parlava di amicizia tra ragazze, di crescita, di accettazione della propria diversità. Le guerriere Sailor – Marte, Mercurio, Giove, Venere, e poi Urano, Nettuno, Plutone, Saturno – rappresentavano archetipi femminili forti e diversi.
Ognuna aveva il suo carattere, le sue fragilità, i suoi sogni. E il legame con Mamoru/Tuxedo Mask aggiungeva quel tocco romantico da batticuore che rendeva ogni puntata indimenticabile.
In un'epoca in cui i cartoni animati femminili erano spesso relegati a ruoli passivi, Sailor Moon insegnava che si poteva essere forti senza rinunciare alla dolcezza. E lo faceva con una trama che, sotto l’aspetto colorato e brillante, affrontava anche temi profondi: il senso di sacrificio, la reincarnazione, l’identità, la lotta tra bene e male dentro di sé.
Ancora oggi, il fenomeno è vivo grazie a remake come Sailor Moon Crystal, gadget, cosplay, edizioni deluxe del manga. Ma nulla può eguagliare l’effetto che quella prima trasmissione ebbe su una generazione intera.
Quello che non tutti sanno
La versione italiana censurò diversi elementi della serie per adattarla al pubblico più giovane, eliminando riferimenti a relazioni sentimentali tra personaggi dello stesso sesso (come quella tra Sailor Urano e Nettuno) o tagliando scene ritenute troppo drammatiche. Inoltre, il nome “Bunny” fu scelto per evocare dolcezza e leggerezza, ma nell’originale giapponese “Usagi” significa proprio “coniglio”, con richiamo alla leggenda asiatica del coniglio sulla Luna.
Curiosamente, la primissima puntata andò in onda di mercoledì alle 17.30 su Canale 5, e nei giorni successivi generò un boom di ascolti tra i più alti mai registrati per un anime al debutto in Italia.