Ryu, ragazzo delle caverne: quando la TV raccontava l'uomo primitivo

Ryu ragazzo delle caverne, il cartone anni 80 sulla vita primitiva: avventura, sopravvivenza e la preistoria per i bambini italiani.

Ryu, ragazzo delle caverne: quando la TV raccontava l'uomo primitivo

Era il 30 ottobre 1971 quando in Giappone debuttava su TBS "Genshi shōnen Ryū", uno degli anime più crudi e drammatici mai prodotti dalla Toei Animation. In Italia arrivò nel giugno 1979, portando nelle case degli italiani una storia che mescolava preistoria impossibile, lotta per la sopravvivenza e una delle colonne sonore più memorabili di sempre. "Ryu, il ragazzo delle caverne" conquistò una generazione con la sua epica ricerca e quell'indimenticabile sigla di Roberto Fogus: "Un mondo ostile, che a tutti quanti paura fa, solo un ragazzo va, è Ryu, grande Ryu!" Tratto dal manga di Shōtarō Ishinomori (lo stesso creatore di Cyborg 009 e Kamen Rider), la serie animata di 22 episodi da 30 minuti ciascuno raccontava la storia di un neonato dalla pelle chiara, diverso dalla sua tribù di pelle scura, abbandonato a morire e salvato dalla scimmia bianca Kitty che lo cresce come un figlio.

Quando Kitty viene uccisa dal terrificante tirannosauro con un occhio solo chiamato Tirano, Ryu inizia la sua odissea per vendicare la madre adottiva e ritrovare la sua vera madre Esta. Nel suo viaggio attraverso terre selvagge popolate da dinosauri, mammut e tribù primitive, Ryu incontra Ran, una bellissima ragazza esperta di erbe medicinali, e Don, il fratellino di lei.

Ma trova anche nemici implacabili come Taka, guerriero abilissimo e fratello del cacciatore Kiba, che diventa il suo acerrimo avversario in una spirale di vendetta che attraversa tutta la serie. L'anime si distingueva per il suo approccio maturo e violento, ben lontano dai cartoni più edulcorati dell'epoca.

Le scene di combattimento erano crude, i dinosauri terrificanti, e la morte aleggiava costantemente. Ogni episodio era una lotta per la sopravvivenza in un mondo primitivo dove solo i più forti potevano farcela.

La serie non lesinava nel mostrare la brutalità della preistoria, con sacrifici umani, battaglie tribali e creature mostruose. Particolarmente memorabile era la sigla di chiusura "Un milione di anni fa" cantata da Georgia Lepore, figlia di Paolo Lepore che aveva scritto il testo insieme a Marcello Casco e Paolo Moroni.

Le musiche originali giapponesi erano di Takeo Watanabe, che creò una colonna sonora epica e drammatica perfettamente in sintonia con l'atmosfera della serie. La storia si concludeva nell'episodio finale con Ryu che finalmente sconfigge Tirano e ritrova sua madre Esta, mentre Taka viene definitivamente sconfitto.

Un finale agrodolce che chiudeva una delle saghe più intense mai trasmesse in Italia.

Quello che non tutti sanno

L'anime eliminò completamente tutti gli elementi fantascientifici presenti nel manga originale di Ishinomori, dove la storia aveva risvolti molto più complessi con UFO e viaggi nel tempo. Lo stesso Ishinomori fu così insoddisfatto di questi tagli che creò successivamente una nuova versione manga più fedele alla sua visione originale.

Il "Ryu" del titolo fa parte di una trilogia chiamata "Saga di Ryu" che comprende anche "Il mondo di Ryu" (presente) e "La strada di Ryu" (futuro), mai completamente tradotti in Italia. Nel 1979 Ishinomori produsse anche uno special animato intitolato "Quando vivevano i dinosauri" dove tre bambini vengono trasportati nel passato da un UFO.

L'errore storico più macroscopico della serie era la convivenza tra uomini e dinosauri, separati nella realtà da 65 milioni di anni. La serie influenzò molto l'animazione successiva, con il suo character design curato da Kazuo Komatsubara (che lavorerà poi su Capitan Harlock) e le musiche di Watanabe che diventerà un compositore di riferimento per molti anime.