Ritorno al futuro: quando il tempo aveva una DeLorean
Nel panorama cinematografico degli anni '80, Ritorno al futuro non è stato solo un film, ma un fenomeno culturale che ha segnato un'intera generazione. Uscito nelle sale italiane il 18 ottobre 1985, arrivava con qualche mese di ritardo rispetto alla prima americana del 3 luglio. Nessuno poteva im...
Nel panorama cinematografico degli anni '80, Ritorno al futuro non è stato solo un film, ma un fenomeno culturale che ha segnato un'intera generazione. Uscito nelle sale italiane il 18 ottobre 1985, arrivava con qualche mese di ritardo rispetto alla prima americana del 3 luglio.
Nessuno poteva immaginare che quell’adolescente ribelle con il giubbotto smanicato e quello scienziato pazzo con i capelli sparati sarebbero diventati due delle icone più amate degli anni ’80. Marty McFly (Michael J.
Fox) e Doc Emmett Brown (Christopher Lloyd) viaggiavano nel tempo a bordo di una DeLorean DMC-12, trasformata in macchina del tempo grazie al mitico “flusso canalizzatore”. Con un’esplosione di plutonio e 88 miglia orarie, si veniva catapultati in un'altra epoca, tra passato, presente e futuro.
Il primo film portava Marty dal 1985 al 1955, il secondo ci proiettava nel “futuro” del 2015 (un futuro che oggi è ormai passato), mentre il terzo, ambientato nel 1885, chiudeva la trilogia in stile western. Il successo fu immediato: battute entrate nel linguaggio comune (“Grande Giove!”, “Strade?
Dove andiamo noi non servono strade!”), colonna sonora indimenticabile firmata dagli Huey Lewis and the News (The Power of Love), e una narrazione capace di mescolare ironia, romanticismo, azione e paradossi temporali senza perdere un colpo. Il film divenne subito un appuntamento fisso nei palinsesti di Italia 1, soprattutto nel periodo natalizio o durante i lunghi pomeriggi domenicali.
Chi era adolescente in quegli anni ricorda perfettamente le repliche in TV, le videocassette consumate, i giochi ispirati alla saga e le discussioni infinite con gli amici su viaggi nel tempo, loop temporali e universi alternativi. La saga ha lasciato un segno indelebile anche nella moda (quanti hanno desiderato il giubbotto arancione di Marty?) e nella musica, diventando uno dei simboli assoluti della cultura pop anni ’80 e ’90.
Quello che non tutti sanno
Il ruolo di Marty McFly inizialmente non era di Michael J. Fox, ma dell’attore Eric Stoltz.
Dopo settimane di riprese, la produzione decise di rigirare tutto perché il tono non funzionava: serviva più leggerezza. Fox fu richiamato e girò gran parte delle scene di notte, perché di giorno era ancora impegnato nella serie Casa Keaton.
Inoltre, la mitica DeLorean fu scelta non per il suo design futuristico, ma perché le porte ad ala di gabbiano rendevano più credibile lo "sbarco alieno" nella scena del 1955. Un altro dettaglio sorprendente?
Il numero 88 miglia orarie non è casuale: gli autori lo scelsero perché suonava bene e sembrava “scientifico”, ma in realtà non ha nessun significato fisico reale.