Righeira: l’estate elettronica che non è mai finita

Bastavano poche note per scatenare l’effetto nostalgia. “Vamos a la playa... oh, oh oh oh!” cantavano tutti, in spiaggia, in auto, alle feste, nei juke-box dei bar sul lungomare. Era il 1983 quando i Righeira portarono un’onda di elettropop futurista nella canzone italiana, mescolando ironia, sin...

Righeira: l’estate elettronica che non è mai finita

Bastavano poche note per scatenare l’effetto nostalgia. “Vamos a la playa... oh, oh oh oh!” cantavano tutti, in spiaggia, in auto, alle feste, nei juke-box dei bar sul lungomare.

Era il 1983 quando i Righeira portarono un’onda di elettropop futurista nella canzone italiana, mescolando ironia, sintetizzatori e ritornelli martellanti. Erano strani, colorati, un po’ robotici e un po’ tropicali.

Eppure ci hanno fatto ballare per tutta la decade, diventando un simbolo assoluto degli anni '80. Dietro il nome Righeira si nascondevano due torinesi: Johnson Righeira (Stefano Rota) e Michael Righeira (Stefano Righi), amici fin dai tempi della scuola e uniti da un’idea chiara: rivoluzionare il pop italiano con sonorità elettroniche ispirate ai Kraftwerk, ai Devo e alla new wave mitteleuropea.

Il progetto partì nel 1980, ma il successo esplose nel 1983 con la pubblicazione di “Vamos a la playa”, prodotta dai fratelli La Bionda. Il brano, paradossalmente, parlava di un’esplosione nucleare in chiave estiva e disinvolta.

Ma chi se ne accorgeva? Il beat era irresistibile, il ritmo ipnotico, il look un inno al kitsch perfetto.

L’anno successivo, nel 1984, i Righeira si ripeterono con “No tengo dinero”, altra hit in spagnolo, altro tormentone senza tempo. E sempre in quell’anno parteciparono a Sanremo con “L’estate sta finendo”, un brano che segnava una svolta malinconica, lontana dalle atmosfere giocose, ma capace di arrivare al primo posto in classifica.

Era settembre 1985, e tutti cantavano quel ritornello dolce-amaro mentre l’ombrellone veniva chiuso. I Righeira erano anche televisione: presenze fisse a Superclassifica Show, a Discoring, a Drive In.

Ballavano in modo buffo ma magnetico, indossavano completi colorati, giacche metallizzate, occhiali specchiati. Il loro look si stampava in testa.

E i loro video, pieni di colori saturi e scenari surreali, erano tra i più trasmessi delle reti Fininvest. La loro carriera continuò fino agli anni ’90, tra alti e bassi, poi si interruppe, si riaccese, si spense di nuovo.

Ma le loro canzoni, no. Quelli non sono solo tormentoni estivi: sono sigilli emotivi.

Basta sentirne una e siamo di nuovo lì, con la sabbia tra le dita, lo stereo a pile, e il cuore leggero.

Quello che non tutti sanno

“Vamos a la playa” fu registrata in un solo giorno, usando un sintetizzatore Roland Jupiter-8 e una drum machine LinnDrum. Il brano ebbe successo in tutta Europa, soprattutto in Germania, Svizzera e nei club francesi.

Il videoclip fu girato con un budget bassissimo ma divenne iconico per le sue inquadrature psichedeliche. Il duo fu anche molto attento alla grafica: ogni copertina era curata come un’opera pop. “L’estate sta finendo”, oltre a essere campionato da diversi DJ, fu usata anni dopo come coro da alcune tifoserie italiane, trasformata in “Un giorno all’improvviso” negli stadi.

I Righeira, nonostante il loro successo con lo spagnolo, non parlavano fluentemente la lingua: i testi venivano spesso rivisti da amici madrelingua prima della registrazione.