Remi: il cartone che ha fatto emozionare una intera generazione

Remi senza famiglia, il cartone degli anni 80 che fece piangere l'Italia: storia commovente di avventura, musica e speranza.

Remi: il cartone che ha fatto emozionare una intera generazione

C’è un cartone animato che più di tutti ha fatto piangere un’intera generazione: si chiamava “Remi – Le sue avventure”, e andò in onda in Italia per la prima volta nel 1980 su Rete 1 (poi Rai 1), conquistando immediatamente il cuore di bambini e adulti. Tratto dal romanzo ottocentesco “Senza famiglia” di Hector Malot, l’anime giaprodotto da TMS (Tokyo Movie Shinsha) nel 1977 raccontava una storia profondamente umana, struggente, fatta di dolore, coraggio e legami che superano ogni distanza.

Remi è un bambino dolce e sensibile che scopre, a soli otto anni, di non essere figlio della donna che lo ha cresciuto. Quando il marito di lei torna a casa dopo anni e decide di venderlo per soldi, inizia il lungo e doloroso viaggio di Remi come piccolo artista girovago, affidato al misterioso e affascinante Vitalis, un uomo anziano che gira la Francia con una compagnia di animali: il cane Capi, il cagnolino Dolce, Zerbino e la scimmietta Joli-Coeur.

Ogni episodio – 51 in totale – è una tappa del suo cammino. Remi affronta la fame, il freddo, la solitudine, l’ingiustizia, ma anche l’amicizia più pura, la solidarietà degli ultimi, e la speranza che non si spegne mai.

Il suo sogno è ritrovare la vera madre, ma nel frattempo impara a sopravvivere, a cantare per strada, a sorridere tra le lacrime. Il personaggio di Vitalis, con il suo passato oscuro e il cuore generoso, è tra i più amati della serie.

Il momento della sua morte, avvolta dalla neve in un rifugio di fortuna, è una delle scene più dolorose dell’intera storia dell’animazione giapponese trasmessa in Italia. Una lezione di vita durissima, affrontata però con delicatezza, senza mai cadere nel pietismo.

L’anime si concluse in Italia nel 1981, lasciando un segno indelebile. Negli anni fu replicato più volte, su reti locali e nazionali, sempre con la stessa forza emotiva.

La sigla italiana, cantata da Stefano Lovato, è un altro tassello indelebile del nostro immaginario infantile: “Dolce Remi, piccolo come sei... per il mondo tu vai. in contrasto struggente con le avventure tragiche del piccolo protagonista. Remi è stato molto più di un cartone animato: è stato un insegnamento.

Su cosa significhi resistere, amare anche quando tutto sembra perduto, credere in se stessi quando il mondo ti abbandona. È la dimostrazione che anche chi non ha una famiglia può trovare un posto nel cuore di chi incontra.

Quello che non tutti sanno

La versione italiana del cartone “Remi” è basata sull’anime giapponese Ie Naki Ko, andato in onda in Giappone nel 1977. La trasposizione fu fortemente voluta dalla Rai, che selezionò e doppiò la serie con grande cura.

Il doppiatore italiano di Remi fu la bravissima Laura Boccanera, la stessa che in seguito avrebbe dato voce a attrici come Julia Roberts e Jodie Foster. La sigla italiana fu scritta da Alessandra Valeri Manera e musicata da Vincenzo Draghi, noti autori del mondo delle sigle TV per ragazzi.

In Francia, patria del romanzo originale, la serie fu trasmessa solo dopo il grande successo ottenuto in Italia e in altri Paesi europei. Inoltre, nel 1996 fu prodotta una nuova versione animata intitolata Remi – Le sue avventure straordinarie, più fedele al libro, ma mai amata quanto la versione classica degli anni ’80.