Radio Deejay, la voce ribelle degli anni 80

Radio Deejay, la voce ribelle degli anni 80

Ricordi quella sensazione di libertà quando accendevi la radio e sentivi le prime note di "Lo Zoo di 105"? No, aspetta... quello era dopo. Parliamo di quando tutto iniziò davvero, quando nel febbraio 1982 nasceva Radio Deejay, la stazione che avrebbe rivoluzionato per sempre il modo di fare radio in Italia. Era un'epoca magica: i walkman Sony colorati, le musicassette che si attorcigliavano, e quella voglia irrefrenabile di sentirsi parte di qualcosa di nuovo. Radio Deejay non era solo una radio, era il soundtrack della nostra adolescenza. Claudio Cecchetto, il genio visionario dietro questo progetto, aveva capito una cosa fondamentale: i giovani italiani avevano fame di musica internazionale e di un linguaggio fresco, diretto, senza fronzoli. Chi non ha mai cantato a squarciagola "Boys (Summertime Love)" di Sabrina mentre la ascoltava proprio su Deejay? E quante volte abbiamo sognato di telefonare in diretta per dedicare una canzone alla nostra cotta del momento? La radio era il nostro social network ante litteram, il luogo dove condividere emozioni e scoprire nuovi artisti che sarebbero diventati leggendari. Linus, Albertino, Fargetta: questi nomi non erano solo speaker, erano i nostri fratelli maggiori, quelli che ci accompagnavano dalla colazione fino a notte fonda. Le loro voci scandivano le nostre giornate, dalle hits internazionali ai tormentoni estivi che ancora oggi ci fanno sorridere con nostalgia. Radio Deejay ha inventato il concetto di "famiglia radiofonica", creando un legame emotivo unico con gli ascoltatori. Era la radio che osava, che sperimentava, che portava in Italia i suoni del mondo intero quando internet era ancora fantascienza. Quello che non tutti sanno Radio Deejay fu la prima stazione italiana ad utilizzare il sistema "hot clock", una tecnica americana che prevedeva la programmazione musicale su fasce orarie precise di 60 minuti, con spot pubblicitari posizionati strategicamente ogni quarto d'ora. Inoltre, Cecchetto impose una regola rivoluzionaria: ogni DJ doveva conoscere perfettamente tutti i brani in playlist e saper improvvisare collegamenti tra canzoni apparentemente incompatibili. Il nome "Deejay" venne scelto proprio per sottolineare questa filosofia: non semplici "annunciatori" ma veri disc jockey all'americana. Curiosità tecnica: la storica sede di Via Massena a Milano aveva una particolarità unica - gli studi erano completamente insonorizzati con un sistema di doppie pareti riempite di sabbia del Po, una soluzione economica ma efficacissima che garantiva un suono cristallino e che venne poi copiata da molte altre emittenti.