Racchettoni: il suono dell’estate italiana negli anni ’80 e ’90
C’è un rumore preciso che per molti di noi è l’estate: il toc toc ritmico dei racchettoni sulla spiaggia, un’eco di sfide infinite sotto il sole, tra sabbia bollente e vento marino. Negli anni ’80 e ’90, i racchettoni erano molto più di un gioco: erano un rito, un simbolo di libertà e di vacanza,...
C’è un rumore preciso che per molti di noi è l’estate: il toc toc ritmico dei racchettoni sulla spiaggia, un’eco di sfide infinite sotto il sole, tra sabbia bollente e vento marino. Negli anni ’80 e ’90, i racchettoni erano molto più di un gioco: erano un rito, un simbolo di libertà e di vacanza, un punto d’incontro tra sconosciuti e amici, bambini e adulti, turisti e habitué.
Erano dappertutto. Bastava camminare su qualsiasi litorale italiano, da Rimini a Sanremo, da Marina di Grosseto a Gallipoli, e si vedevano coppie (e a volte vere e proprie tribù) sfidarsi a colpi secchi, cercando di non far mai cadere la pallina.
Perché, va detto, lo scopo non era vincere: era resistere, fare più scambi possibili. Ogni coppia contava a voce alta, tra risate e tuffi sulla sabbia, con passanti che si fermavano a guardare e magari si univano al gioco.
I racchettoni, inizialmente in legno massiccio, erano spesso pesanti e artigianali, ma indistruttibili. Con il tempo arrivarono quelli in plastica o compensato, più leggeri, decorati con fiamme, palme, disegni fluo, adesivi delle squadre del cuore.
Alcuni li personalizzavano con il nome, con frasi scritte a pennarello o con il nastro isolante colorato intorno al manico. E poi c’era la pallina: morbida, di gomma, spesso scolorita dal sole, ma indispensabile.
Quando rotolava via, tutti la rincorrevano come fosse oro. Giocare ai racchettoni significava muoversi, sudare, ridere, stare insieme, anche tra perfetti sconosciuti.
Bastava una domanda: “Facciamo due palleggi?”, ed era subito amicizia. Nessun altro sport riusciva a essere così spontaneo, accessibile, democratico.
Senza regole fisse, senza punteggi complicati, bastavano pochi metri di sabbia e un po’ di voglia di divertirsi. Con gli anni 2000, il loro ruolo sulle spiagge si è un po’ ridotto, spesso sostituito da beach volley, paddle o dai giochi elettronici.
Ma ancora oggi, quando due racchette si colpiscono a ritmo sulla riva, chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90 sorride con nostalgia. Perché quel suono è dentro di noi.
È il suono delle vacanze vere, senza cellulare, senza social, solo sole, sabbia e libertà.
Quello che non tutti sanno
Il gioco dei racchettoni deriva direttamente dal “Frescoball”, nato in Brasile a metà Novecento e approdato in Italia attraverso i primi viaggiatori negli anni ’70. Le prime racchette venivano realizzate a mano da artigiani locali, spesso usando legno marino resistente all’umidità.
Negli anni ’90, alcune spiagge romagnole iniziarono a organizzare tornei non ufficiali basati sul numero di scambi, con record che superavano anche i 1000 colpi consecutivi. A Viareggio, ogni estate, c’era una “sfida del tramonto”, in cui si giocava finché il sole non spariva dietro l’orizzonte.
Alcuni stabilimenti offrivano racchettoni in prestito gratuito, dipinti con i colori dell’ombrellone, rendendoli parte dell’identità visiva del lido.