Quelli della notte: l’anarchia comica che cambiò la TV italiana mentre tutti dormivano
Nella primavera del 1985, quando la televisione italiana era ancora scandita da palinsesti rigidi e programmi “educativi”, arrivò una trasmissione notturna che avrebbe ribaltato ogni regola. Si chiamava Quelli della notte, andava in onda su Rai 2 dal 29 aprile al 14 giugno, dal lunedì al venerdì ...
Nella primavera del 1985, quando la televisione italiana era ancora scandita da palinsesti rigidi e programmi “educativi”, arrivò una trasmissione notturna che avrebbe ribaltato ogni regola. Si chiamava Quelli della notte, andava in onda su Rai 2 dal 29 aprile al 14 giugno, dal lunedì al venerdì intorno alle 23:30, ed è tuttora ricordata come una delle trasmissioni più rivoluzionarie e folli della storia della TV italiana.
Ideato e condotto da Renzo Arbore, il programma nacque come esperimento leggero, pensato per riempire la seconda serata con uno show “da camera”. Nessuno immaginava che quella formula avrebbe attirato più di 3 milioni di spettatori a notte, diventando un vero cult.
Anzi, Quelli della notte era talmente avanti che inizialmente fu considerato un progetto di nicchia… fino a quando il passaparola e il carisma del cast lo trasformarono in fenomeno nazionale. La forza del programma stava nella totale libertà creativa.
Un’improvvisazione continua, un non-sense organizzato, dove personaggi improbabili si incontravano in una finta stanza da letto-studio, tra sketch surreali, battute fulminanti, ospiti assurdi e musica dal vivo. Il tutto con uno stile caotico, ironico, ma intelligentissimo.
Il cast era esplosivo: Renzo Arbore faceva da “padrone di casa”, ma i veri protagonisti erano i personaggi che gli giravano attorno. C’era Nino Frassica nei panni del semplificante “Frate Antonino da Scasazza”, Maurizio Ferrini con la mitica “Signora Coriandoli”, Andy Luotto il cuoco arabo Sheik Harmand, Marisa Laurito, Roberto D’Agostino, Simona Marchini, Riccardo Pazzaglia, Tommaso Bianco, e il filosofo-finto “professor Samengo”.
Ogni sera, la trasmissione sembrava sfuggire al controllo, in un continuo gioco tra realtà e parodia. Le battute diventavano tormentoni (“Non è mai troppo tardi per essere quello che vuoi essere” oppure “Ciao, sono Frassica, mi riconosci?”), le sigle venivano cantate per strada, e i personaggi facevano il giro delle scuole, delle radio, dei bar.
Quelli della notte era la voce di un’Italia che iniziava a ridere di sé stessa con leggerezza nuova, spingendo la televisione verso territori mai esplorati. La trasmissione durò solo 33 puntate, ma lasciò un’impronta profonda nella storia televisiva italiana.
Ancora oggi è oggetto di studio e nostalgia per il modo in cui seppe fondere comicità d’autore, improvvisazione, cultura popolare e avanguardia.
Quello che non tutti sanno
Molti dei dialoghi erano completamente improvvisati: Arbore dava solo una traccia, poi lasciava che i personaggi si esprimessero liberamente. Il programma andava in onda dallo studio 3 di Via Teulada a Roma, e veniva registrato con un pubblico reale che spesso influenzava lo svolgimento delle puntate.
Inoltre, fu una delle prime trasmissioni italiane a lanciare in grande stile il concetto di “tormentone”, poi ripreso da molte trasmissioni anni ’90. E un aneddoto sorprendente: pare che alcuni politici dell’epoca si lamentarono in Parlamento del fatto che “gli italiani non dormivano più”, colpa di Arbore e della sua combriccola notturna.
Una rivoluzione, a luci basse.