Queen: il rombo immortale del rock che unì mondi diversi

Chi è stato adolescente negli anni ’80 non poteva sfuggire alla potenza dei Queen. Il loro sound spaccava le radio, univa rocker e poppettari, faceva cantare le folle negli stadi e i ragazzi davanti a un mangianastri. Il gruppo nasce a Londra nel 1970 con la formazione definitiva: Freddie Mercury...

Queen: il rombo immortale del rock che unì mondi diversi

Chi è stato adolescente negli anni ’80 non poteva sfuggire alla potenza dei Queen. Il loro sound spaccava le radio, univa rocker e poppettari, faceva cantare le folle negli stadi e i ragazzi davanti a un mangianastri.

Il gruppo nasce a Londra nel 1970 con la formazione definitiva: Freddie Mercury alla voce, Brian May alla chitarra, John Deacon al basso e Roger Taylor alla batteria. Ma fu tra il 1980 e il 1986 che i Queen diventarono leggenda anche per il pubblico italiano.

La svolta fu The Game (1980), con Another One Bites the Dust e Crazy Little Thing Called Love, che arrivarono anche nei juke-box dei bar di provincia. Ma fu Radio Ga Ga (1984) a esplodere nelle discoteche e a far cantare i bambini con le mani al cielo, mimando il battito collettivo del videoclip.

Nel 1985 la band consacra la sua grandezza al Live Aid di Wembley, dove in soli 20 minuti annientano la concorrenza e diventano simbolo di un’energia irripetibile. Quella performance è ancora oggi considerata la più iconica nella storia del rock.

In Italia, nel 1986, il concerto allo Stadio Comunale di Torino (11 giugno) fu l’unica tappa italiana del Magic Tour: biglietti introvabili, file infinite e lacrime vere. A migliaia rimasero fuori.

Era il tour di A Kind of Magic, con brani che sarebbero diventati parte della memoria collettiva: Who Wants to Live Forever, Friends Will Be Friends, One Vision. I Queen non erano solo musica.

Erano teatro, provocazione, dolcezza, opera lirica, risate, fuoco. Freddie Mercury saliva sul palco in mantello e corona, oppure in canottiera e jeans, ma sempre dominava tutto.

La sua voce era uno strumento puro, capace di graffiare o accarezzare. Brani come Bohemian Rhapsody, Don’t Stop Me Now, We Are the Champions sono diventati inni di generazioni, usati nei cori da stadio, nei finali dei film, nelle cerimonie scolastiche.

Ogni cassetta registrata da amici conteneva almeno un brano dei Queen, spesso con l’aggiunta “attenzione: parte piano, poi esplode!”. La morte di Freddie nel 1991 fu uno shock emotivo: sembrava impossibile che quella voce potesse spegnersi.

Eppure, la sua presenza è rimasta viva. Con i videoclip trasmessi su Videomusic, con i vinili scambiati ai mercatini, con i concerti registrati su VHS.

I Queen non sono mai passati di moda. Ogni generazione li riscopre, si emoziona, canta.

E ogni volta sembra la prima.

QUELLO CHE NON TUTTI SANNO

Brian May, chitarrista dei Queen, costruì da adolescente la sua chitarra Red Special con suo padre, usando parti di una vecchia mensola e molle di bicicletta. Il suono unico di quella chitarra è presente in ogni brano iconico della band.

Inoltre, May è un astrofisico: ha completato il suo dottorato in astronomia nel 2007, decenni dopo averlo interrotto per la carriera musicale. Ma c’è un altro dettaglio toccante: Freddie Mercury registrò le ultime parti vocali di Mother Love (1995) sapendo che non avrebbe finito il brano.

Le ultime parole furono registrate da Brian May, l’amico di una vita.