Quando il muro cadde: Berlino, 9 novembre 1989

Per chi ha vissuto gli anni ’80, Berlino non era solo una città tedesca: era un simbolo. Un confine di cemento, filo spinato e torrette armate che tagliava in due non solo la Germania, ma anche il mondo. Da una parte, l’occidente libero e capitalista; dall’altra, l’est comunista, chiuso e sorvegl...

Quando il muro cadde: Berlino, 9 novembre 1989

Per chi ha vissuto gli anni ’80, Berlino non era solo una città tedesca: era un simbolo. Un confine di cemento, filo spinato e torrette armate che tagliava in due non solo la Germania, ma anche il mondo.

Da una parte, l’occidente libero e capitalista; dall’altra, l’est comunista, chiuso e sorvegliato. Il Muro di Berlino, costruito nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, era lungo 155 chilometri.

Ma più che una barriera fisica, era una ferita aperta. Ogni famiglia dell’epoca ricordava bene quelle immagini in bianco e nero: i soldati dell’Est che costruivano il muro sotto gli occhi increduli degli abitanti, le fughe disperate, i tunnel, i palloni aerostatici improvvisati, le morti ai checkpoint.

E poi vennero gli anni ’80, con la tensione che cresceva mentre in Europa si moltiplicavano le proteste, i concerti rock come quello di David Bowie a pochi metri dal Muro, le parole forti di Ronald Reagan: “Mr. Gorbachev, tear down this wall!”.

La notte del 9 novembre 1989 fu qualcosa che chi l'ha vista in diretta non ha mai dimenticato. La notizia fece il giro del mondo in tempo reale: la Germania Est avrebbe aperto i confini.

In poche ore, migliaia di persone si riversarono ai checkpoint chiedendo di passare. I soldati, disorientati, lasciarono fare.

La folla si arrampicò sul Muro, danzò, pianse, cantò. A est e ovest, finalmente insieme.

Le immagini delle persone con i martelli che abbattevano pezzo dopo pezzo quel gigante di cemento rimbalzarono in ogni televisore, anche nei nostri salotti italiani, incollati a Mixer o al TG2 delle 20:30. Chi era adolescente nel novembre ’89, ricorda l’emozione mista a incredulità: sembrava impossibile che quel simbolo tanto solido potesse sparire così, all’improvviso.

Eppure era successo. Il Muro era caduto, ma con lui erano crollati anche anni di divisione, paure e ideologie.

Berlino tornava a essere una sola, l’Europa si preparava a cambiare volto.

Quello che non tutti sanno

Il primo segnale concreto che anticipò la caduta del Muro avvenne il 2 maggio 1989, quando l'Ungheria iniziò a smantellare la sua frontiera con l’Austria, creando di fatto una "fuga legale" verso l’Occidente. Inoltre, il 9 novembre 1989, la decisione di aprire i confini fu comunicata per errore in una conferenza stampa da Günter Schabowski, portavoce del Politburo, che rispose in modo vago a una domanda dei giornalisti, dicendo che l'apertura era "immediata", senza sapere che l'ordine non era ancora operativo.

Questo fraintendimento scatenò la corsa ai checkpoint e contribuì al collasso del Muro. Ancora oggi, molti berlinesi conservano frammenti del Muro come reliquie, e alcune sezioni originali si trovano in giro per il mondo, tra cui a Roma, in Piazza Giovanni Paolo II, e persino nei giardini vaticani.