Portobello: il mercatino del cuore che univa l’Italia dal divano di casa

Negli anni ’80 e ’90, il sabato sera significava solo una cosa: Portobello. Un programma televisivo che oggi potremmo definire un precursore delle social network, ma con più umanità, più silenzi veri, più sguardi intensi. Ideato e condotto dal geniale Enzo Tortora, andò in onda per la prima volta...

Portobello: il mercatino del cuore che univa l’Italia dal divano di casa

Negli anni ’80 e ’90, il sabato sera significava solo una cosa: Portobello. Un programma televisivo che oggi potremmo definire un precursore delle social network, ma con più umanità, più silenzi veri, più sguardi intensi.

Ideato e condotto dal geniale Enzo Tortora, andò in onda per la prima volta il 27 maggio 1977, ma fu negli anni ’80 e nei primi anni ’90 che divenne un fenomeno culturale nazionale, toccando punte di 28 milioni di telespettatori. Il titolo si ispirava al celebre mercato di Portobello Road a Londra, ed era proprio un “mercatino” dell’anima: le persone comuni venivano in studio per proporre oggetti strani, invenzioni assurde, appelli per ritrovare animali smarriti, o cercare contatti per un’idea.

Niente premi, niente vincitori. Solo Italia vera, viva, autentica.

I telespettatori chiamavano da casa, in diretta, per dare il loro contributo: un numero di telefono, un suggerimento, una parola di incoraggiamento. Enzo Tortora, con la sua eleganza sobria e la voce pacata, era l’anima del programma.

Mai sopra le righe, mai giudicante, sempre attento a dare spazio agli altri. In studio c’era anche la mitica pappagallina Portobello, simbolo della trasmissione, che restava su un trespolo e raramente parlava, ma quando lo faceva – “Portobello!” – era un momento atteso e gioioso.

I momenti memorabili sono infiniti: le telefonate inaspettate, gli incontri commoventi, gli oggetti bizzarri come macchine per stendere la pasta, guanti parlanti, biciclette volanti. Ma c’erano anche rubriche fisse come il “Filo diretto” o “Dove sei?” che tenevano incollati milioni di italiani.

Portobello anticipò, in un’epoca senza internet, la logica del “networking umano”: mettere in contatto, creare relazioni, risolvere problemi dal basso. Dopo l’arresto e il tristemente celebre caso giudiziario di Tortora, il programma fu sospeso nel 1983, per poi tornare nel 1987 con una stagione straordinaria.

Dopo la sua scomparsa nel 1988, Portobello venne ripreso solo in forma parziale, senza più lo stesso impatto. Eppure, il ricordo è ancora oggi vivido.

Portobello era l’Italia che sperava, che sognava, che cercava. Era la TV che ascoltava davvero le persone comuni, senza urla, senza filtri, ma con dignità e poesia.

Quello che non tutti sanno

Il celebre pappagallo Portobello era in realtà interpretato da più esemplari, a causa della difficoltà nel farlo “parlare” in diretta. Durante una puntata storica del 1980, un’invenzione proposta da un signore di Torino (una pinza telescopica per raccogliere oggetti senza chinarsi) ricevette oltre 3.000 telefonate in meno di due ore, trasformandosi in un piccolo caso industriale.

Il centralino del programma, situato fisicamente negli studi RAI di Milano, era gestito da un team di oltre 40 persone. Inoltre, la famosa sigla musicale fu composta da Italo Greco, e rimane una delle più riconoscibili della TV italiana, anche se oggi raramente ricordata per nome.