Pomeriggi in discoteca: quando la domenica era musica, moda e primi battiti del cuore
Negli anni ’80 e ’90, per moltissimi ragazzi italiani, la domenica pomeriggio non era fatta di compiti e pigrizia. Era l’appuntamento con la discoteca. Non quella dei grandi, non la notte, ma il pomeriggio riservato agli adolescenti, il momento in cui la settimana scolastica finiva davvero e iniz...
Negli anni ’80 e ’90, per moltissimi ragazzi italiani, la domenica pomeriggio non era fatta di compiti e pigrizia. Era l’appuntamento con la discoteca.
Non quella dei grandi, non la notte, ma il pomeriggio riservato agli adolescenti, il momento in cui la settimana scolastica finiva davvero e iniziava la magia: musica, moda, risate, sguardi. La domenica pomeriggio era la nostra prima vera libertà.
Dalle 14:30 in poi cominciavano ad arrivare. Gruppi di amici, coppiette timide, compagnie intere che si davano appuntamento davanti al locale.
Le discoteche si trasformavano in luoghi colorati, sicuri, pieni di energia. Alcuni nomi erano leggendari: il Bandiera Gialla a Rimini, il Picchio Rosso, il Seven Eleven, il Duplè, il Plastic.
E ogni città aveva il suo punto di riferimento. All’interno, luci stroboscopiche, fumo artificiale, musica sparata a tutto volume e una pista che sembrava enorme.
In consolle, DJ locali – spesso ragazzi poco più grandi – proponevano i successi dance del momento: dagli Snap! a Corona, da Gala a 2 Unlimited, passando per i lentoni strappacuore come I will always love you o Tears in Heaven.
Quando partivano i lenti, la pista si svuotava… o si riempiva di emozioni. Le ragazze portavano i codini, i top corti, le gonne a ruota, oppure jeans a vita alta con la cintura El Charro.
I ragazzi sfoggiavano felpe Best Company, Timberland ai piedi, e gel a chili nei capelli. C’erano anche i primi profumi importanti: Malizia, Calvin Klein, Pino Silvestre.
Tutto aveva un significato, perché la domenica pomeriggio era un palcoscenico. E poi c’erano le prime emozioni vere: sguardi lanciati tra un ballo e l’altro, messaggi scritti su fazzolettini di carta, batticuore in attesa che l’altro si avvicinasse.
A volte scattava un bacio, altre solo la voglia di raccontarlo alle amiche il giorno dopo. Fuori, verso le 19, genitori pazienti aspettavano in macchina, con i finestrini abbassati e la radio accesa su Radio Deejay o RTL.
Si tornava a casa con le guance accaldate, i piedi indolenziti e la testa piena di musica e ricordi. La domenica pomeriggio in discoteca era il nostro modo di crescere ballando.
Quello che non tutti sanno
I pomeriggi in discoteca della domenica nacquero ufficialmente come alternativa “controllata” alle uscite notturne. Le discoteche, spesso d’accordo con i comuni, organizzavano eventi dedicati ai minori di 18 anni, con biglietti scontati, nessuna vendita di alcolici e animazione.
In molte città italiane, il volantino della domenica pomeriggio era considerato quasi un cimelio: stampato in colori fluo, con grafiche digitali e DJ guest. Alcuni locali offrivano persino “tessere fedeltà” per chi partecipava ogni settimana.
A Milano e Bologna, alcune discoteche aprivano solo il pomeriggio per i minorenni, e chiudevano alle 19 in punto. È proprio in queste domeniche che molti DJ oggi famosi hanno fatto le loro prime esperienze dietro la consolle.