Pollon combina guai: la bambina che ha portato il mito greco nei pomeriggi italiani
Pollon combina guai, il cartone anni 80 col mito greco in TV: divinità dell'Olimpo, magia e risate in una serie originalissima.
Era il 1984 quando in Italia arrivava C'era una volta... Pollon, trasmesso per la prima volta su Italia 1 ogni pomeriggio.
Un cartone animato che non passava inosservato: un’irriverente bambina bionda, figlia del dio Apollo, combinava pasticci sull’Olimpo, cercando in ogni modo di diventare una “vera dea”. Dietro quella sigla indimenticabile e quella vocina acuta si nascondeva una vera rivoluzione nella TV dei ragazzi: per la prima volta la mitologia greca diventava pop, divertente, quotidiana.
L’anime giapponese, prodotto nel 1982 da Toei Animation, era tratto dal manga di Hideo Azuma. In patria era già un successo, ma è in Italia che trova un amore speciale.
I 46 episodi andarono in onda fino al 1985 e poi ripetutamente replicati negli anni seguenti, diventando un classico assoluto. La programmazione più amata era quella delle 16:00, fascia oraria in cui generazioni di bambini tornavano da scuola e si sedevano davanti alla TV, magari con la merenda in mano, pronti a ridere con le disavventure di Pollon.
L’Olimpo della serie era tutt’altro che solenne: Zeus era un vecchietto stanco e un po’ rimbambito, Apollo un papà troppo vanitoso, Afrodite una vanitosa in minigonna, e tra tutti spiccava Eros, l’angelo dell’amore, paffuto e maldestro. Il tono ironico, pieno di gag e doppi sensi, rendeva Pollon adatta a tutte le età.
I bambini ridevano per le smorfie e i guai, gli adulti colti trovavano una parodia raffinata del mondo classico. Indimenticabile era anche il “profumo divino”, che Pollon spargeva con la sua magica polverina quando riusciva finalmente a fare qualcosa di buono.
Quel gesto, accompagnato dal motivetto: “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria…”, è entrato nella memoria collettiva, come il tormentone “Papà, mi dai la paghetta?”. Nessun’altra serie aveva mai osato ridicolizzare gli dèi con tanta leggerezza e dolcezza.
Dietro la comicità però c’era anche una trama evolutiva: Pollon cresceva, imparava, e alla fine diventava davvero una dea. Il viaggio della piccola protagonista è una metafora dell'infanzia, con i suoi desideri di diventare grandi, i suoi errori, e la gioia di riuscire finalmente in qualcosa.
Il tutto con una leggerezza incantevole.
Quello che non tutti sanno
Il doppiaggio italiano di Pollon fu decisivo per il suo successo: la voce di Pollon era di Debora Magnaghi, solo quattordicenne all’epoca, destinata poi a diventare una delle doppiatrici più amate (darà voce anche a Sailor Moon). Ma dietro alla comicità c’era un grande lavoro di adattamento: Enrico Carabelli e il team di Mediaset modificarono in modo geniale molte battute giapponesi, trasformando riferimenti sconosciuti in autentiche perle di umorismo italiano.
Inoltre, la sigla, scritta da Alessandra Valeri Manera e cantata dai Rocking Horse, è oggi considerata una delle migliori sigle TV degli anni ’80. Pochi sanno che in Giappone Pollon non ebbe lo stesso impatto: lì fu un cartone di discreto successo, ma non diventò mai il fenomeno generazionale che fu in Italia.