Pippi Calzelunghe: l’eroina ribelle prototipo di libertà
Negli anni in cui i cartoni animati e le serie TV per bambini proponevano modelli educati e ordinati, Pippi Calzelunghe arrivò come un ciclone colorato a scompigliare ogni regola. Con i suoi capelli rossi intrecciati all’insù, le calze spaiate e la forza sovrumana, Pippi non era solo un personagg...
Negli anni in cui i cartoni animati e le serie TV per bambini proponevano modelli educati e ordinati, Pippi Calzelunghe arrivò come un ciclone colorato a scompigliare ogni regola. Con i suoi capelli rossi intrecciati all’insù, le calze spaiate e la forza sovrumana, Pippi non era solo un personaggio: era una rivoluzione.
Andata in onda per la prima volta in Italia nel 1970 su Rai 1 (allora Programma Nazionale), e poi riproposta con grande successo negli anni ’80 e ’90 su reti come Italia 1 e Canale 5, la serie fece innamorare generazioni intere. La protagonista – interpretata dalla brillante Inger Nilsson – era una bambina che viveva da sola nella “Villa Villacolle”, in compagnia di un cavallo a pois (Zietto) e di una scimmietta (il Signor Nilsson).
Senza genitori, senza scuola, senza imposizioni. Un’adulta in miniatura e allo stesso tempo una bambina purissima.
Pippi non si lasciava intimidire da nessuno: né dai poliziotti, né dai ladri, né dai benpensanti. Faceva tutto ciò che voleva, ma con un cuore grande, un senso di giustizia profondo e una libertà contagiosa.
Creata nel 1945 dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren, Pippi era un personaggio fuori dal tempo. La serie TV – prodotta nel 1969 in Svezia – fu doppiata in italiano con un tono divertente e affettuoso, rendendola ancora più accessibile.
Gli episodi erano trasmessi in genere il sabato o la domenica pomeriggio, diventando un rituale immancabile per i bambini davanti alla TV. Ogni puntata era un’avventura surreale: Pippi che sollevava cavalli, solcava i mari, faceva torte in testa, o metteva in riga adulti ridicoli.
Ma sotto l’ironia e il divertimento, Pippi Calzelunghe nascondeva un messaggio profondo: il diritto di essere se stessi, di pensare in modo indipendente, di ridere delle regole che non hanno senso. Era una critica gentile ma decisa al conformismo, alla rigidezza educativa, alle convenzioni sociali.
Ed è per questo che Pippi è rimasta un modello amato anche da chi, ormai adulto, rivede quegli episodi con occhi pieni di nostalgia. La sigla italiana, cantata da Vincenza Pastorelli (meglio nota come Georgia Lepore), con quel “Pippi Pippi Pippi, che nome fa un po’ ridere...”, è ancora oggi una delle più riconoscibili.
Basta ascoltarne le prime note per tornare immediatamente davanti al televisore di casa, con i biscotti in mano e gli occhi spalancati.
Quello che non tutti sanno
La serie TV originale fu girata in Svezia nel 1969, ma nel resto del mondo esistono più versioni montate: per l’Italia fu creata una serie ibrida tra episodi e film riadattati. Inger Nilsson, che interpretava Pippi, non fu mai un’attrice professionista dopo la serie: lavorò per anni come impiegata e assistente medica, tornando solo saltuariamente alla recitazione.
Inoltre, il cavallo di Pippi – “Zietto” – non aveva realmente i pois: venivano dipinti ogni giorno dalla produzione con una speciale vernice non tossica. Astrid Lindgren inizialmente non voleva pubblicare il libro: fu la figlia a convincerla, regalando al mondo una delle figure più rivoluzionarie della letteratura per l’infanzia.