Pink Floyd a Venezia: quando la laguna si trasformò in un sogno psichedelico
15 luglio 1989. È sabato, è la Festa del Redentore. Ma Venezia non è mai stata così lontana dalle sue tradizioni e così vicina alle stelle del rock. Su una gigantesca piattaforma galleggiante ancorata nel bacino di San Marco, davanti a Palazzo Ducale e alla Basilica, i Pink Floyd suonano per il m...
15 luglio 1989. È sabato, è la Festa del Redentore.
Ma Venezia non è mai stata così lontana dalle sue tradizioni e così vicina alle stelle del rock. Su una gigantesca piattaforma galleggiante ancorata nel bacino di San Marco, davanti a Palazzo Ducale e alla Basilica, i Pink Floyd suonano per il mondo intero.
È un concerto gratuito, trasmesso in mondovisione, davanti a oltre 200.000 persone assiepate lungo le rive e su centinaia di barche. È uno di quei momenti che dividono la storia in un prima e un dopo.
Il concerto, parte del tour “A Momentary Lapse of Reason”, durò 90 minuti. La scaletta alternava i classici come Wish You Were Here e Comfortably Numb a brani dell’era post-Waters come Learning to Fly.
Il palco, alto 24 metri, era un’opera d’ingegneria visiva, dotato di luci, laser e uno schermo circolare monumentale. Sullo sfondo, la città millenaria assisteva al trionfo di una band che, da Londra, aveva portato la psichedelia nel cuore del Mediterraneo.
Lo spettacolo fu talmente potente da generare un’onda lunga di emozioni e polemiche. La Soprintendenza ai Beni Culturali aveva imposto un limite acustico di 60 decibel per proteggere i mosaici bizantini della Basilica di San Marco.
Ma i picchi superarono i 90, e i fuochi d'artificio finali raggiunsero i 107. Al termine del concerto, la città si risvegliò sotto un tappeto di 300 tonnellate di rifiuti: lattine, bottiglie, plastica, cartoni.
Il Comune fu accusato di aver abdicato alla sua responsabilità e nel giro di pochi giorni l’intera giunta comunale rassegnò le dimissioni. Ciononostante, per chi era lì – in piedi in mezzo alla folla, su una barca nel bacino o davanti alla TV – fu magia pura.
Non c’erano biglietti, né posti numerati. C’era solo una città sospesa tra acqua e luce, e un suono che la attraversava come un miraggio.
Il mondo si accorse che Venezia poteva essere molto più di un museo a cielo aperto: per una notte, fu il tempio del rock.
Quello che non tutti sanno
Il palco galleggiante fu costruito in soli cinque giorni, assemblando zattere usate per le piattaforme petrolifere. Durante la performance, il sistema audio fu tarato su frequenze più basse per rispettare i limiti imposti dalla soprintendenza, ma i dati rilevati a posteriori mostrarono che i decibel superarono le soglie in più punti.
Inoltre, una scritta vandalica – "Pink Floyd" inciso su una colonna del Palazzo Ducale – è ancora visibile oggi, nonostante vari tentativi di rimozione. L’evento ispirò anche la canzone “Pin Floi” del gruppo reggae veneziano Pitura Freska, diventata un piccolo inno locale.