Penne profumate: piccole magie odorose negli astucci anni '80 e '90
C'era un tempo in cui aprire l'astuccio era come sollevare il coperchio di un cofanetto magico. Tra matite colorate, gomme a forma di frutta e righelli di plastica trasparente, brillavano come piccoli gioielli le penne profumate, quelle meravigliose biro che trasformavano la scrittura in un'esper...
C'era un tempo in cui aprire l'astuccio era come sollevare il coperchio di un cofanetto magico. Tra matite colorate, gomme a forma di frutta e righelli di plastica trasparente, brillavano come piccoli gioielli le penne profumate, quelle meravigliose biro che trasformavano la scrittura in un'esperienza multisensoriale che coinvolgeva vista, tatto e soprattutto olfatto.
Negli anni Ottanta e Novanta, le penne profumate rappresentavano il non plus ultra della cancelleria scolastica. Non erano semplicemente strumenti per scrivere, ma veri e propri oggetti di desiderio che ogni bambino sognava di possedere.
Il marchio più celebre era sicuramente Jollyna, prodotte dalla Universal e distribuite nelle cartolerie italiane al prezzo di 500 lire l'una, una cifra considerevole per l'epoca che le rendeva ancora più preziose agli occhi dei piccoli collezionisti. Le Jollyna erano riconoscibili per il loro design elegante e il logo caratteristico: una piccola puffetta vestita da Jolly che ammiccava dalle confezioni.
Non era un caso che il simbolo richiamasse i Puffi, che proprio in quegli anni stavano conquistando la televisione italiana con il loro successo planetario. La Universal aveva saputo cavalcare l'onda della "puffomania" creando un prodotto che univa la popolarità dei personaggi di Peyo con l'innovazione olfattiva.
Il rituale legato alle penne profumate iniziava già al momento dell'acquisto. In cartoleria, davanti al espositore cilindrico trasparente che conteneva le 72 penne in sei colori diversi, i bambini scrutavano attentamente ogni penna per scegliere quella del colore preferito: rosa pastello, giallo, verde acqua, celeste, lilla e bianco erano le tonalità più comuni, anche se esistevano varianti in blu scuro, verde scuro, magenta e arancione.
Una volta portata a casa, la penna profumata diventava il tesoro più prezioso dell'astuccio. Il meccanismo era semplice ma geniale: bastava staccare il cappuccio e avvicinare la punta al naso per essere trasportati in un mondo di fragranze dolci e fruttate.
Ogni colore aveva teoricamente un profumo diverso - fragola per il rosa, limone per il giallo, mela verde per il verde - ma nella realtà distinguere le varie essenze era un'impresa quasi impossibile. Tutte sembravano avere lo stesso dolce aroma chimico che però risultava irresistibile.
Il vero divertimento iniziava sui banchi di scuola. Scrivere con una penna profumata significava fermarsi ogni due parole per annusare la punta, creando un ritmo particolare: "scrivi e annusa, scrivi e annusa".
Questo comportamento diventava contagioso: bastava che un bambino tirasse fuori la sua penna magica perché immediatamente si creasse un capannello di compagni desiderosi di provarla. Le penne profumate erano oggetti di scambio, di prestito, di invidia e di orgoglio.
Le maestre guardavano con sospetto questi strumenti di distrazione di massa. Non era raro sentirsi dire "Metti via quella penna che profuma e prendi una normale!" durante le lezioni più importanti.
Ma i bambini avevano mille trucchi per aggirare i divieti: nascondevano le penne profumate sotto il banco, le utilizzavano di nascosto per prendere appunti sui margini dei quaderni, o le tenevano in tasca per annusarle nei momenti di pausa. La moda delle penne profumate non si limitava alle Jollyna.
Esistevano anche le famose penne multicolore che, oltre a permettere di scrivere in dieci colori diversi attraverso un meccanismo a molla, offrivano altrettante profumazioni. Queste penne cicciose e colorate erano il sogno di ogni studente: un solo strumento che conteneva un arcobaleno di possibilità creative e olfattive.
Il fenomeno delle penne profumate rappresentava perfettamente lo spirito dell'epoca: un periodo in cui la tecnologia iniziava a entrare nelle case ma non aveva ancora soppiantato il fascino degli oggetti analogici. Era un tempo in cui anche i più piccoli dettagli potevano diventare fonte di meraviglia e felicità, in cui un semplice profumo chimico era capace di accendere la fantasia e trasformare un banale compito in classe in un momento magico.
La produzione delle Jollyna continuò fino ai primi anni Novanta, quando gradualmente scomparvero dalle cartolerie, lasciando posto a nuove mode e nuovi gadgets. Oggi questi piccoli tesori del passato si possono ancora trovare su eBay, venduti a prezzi che variano dagli 8 agli 11 euro l'una, cifre che testimoniano quanto siano diventate oggetti da collezione per i nostalgici della propria infanzia.
Quello che non tutti sanno
Le penne profumate Jollyna erano prodotte con un processo di fabbricazione complesso che richiedeva l'infusione delle essenze direttamente nell'inchiostro durante la fase di produzione. La Universal utilizzava fragranze sintetiche importate dalla Francia, specificamente sviluppate per resistere nel tempo senza alterare le proprietà dell'inchiostro.
Ogni barattolo originale conteneva esattamente 72 penne distribuite in 12 penne per ciascuno dei 6 colori base, e oggi questi contenitori completi possono valere fino a 580 euro sul mercato del collezionismo. Il logo della puffetta Jolly fu disegnato dal fumettista italiano Roberto Della Ragione, lo stesso che aveva collaborato ai fumetti Disney per l'Italia negli anni '70.
La produzione cessò nel 1993 non per mancanza di successo, ma perché l'Unione Europea introdusse nuove normative sulla sicurezza dei prodotti per bambini che richiedevano costosi test di tossicità per le fragranze, rendendo economicamente insostenibile la produzione. Interessante notare che alcune varianti delle Jollyna erano personalizzate con i personaggi di Barbie e Iridella, ma queste versioni speciali erano distribuite solo in determinate regioni d'Italia e oggi sono estremamente rare da trovare.