Occhi di gatto: tre sorelle, un colpo e mille cuori rubati

Occhi di gatto, il cartone anni 80 con le tre sorelle misteriose: avventura, humor e romanticismo nell'anime dei pomeriggi italiani.

Occhi di gatto: tre sorelle, un colpo e mille cuori rubati

All'inizio sembrava solo un cartone animato con protagoniste tre ragazze carine e atletiche. Ma ben presto Occhi di gatto diventò molto di più: un'icona degli anni '80, una sigla indimenticabile, e uno dei simboli più amati della TV del pomeriggio.

In Giappone andò in onda con il titolo Cat’s Eye tra il 1983 e il 1985, ma in Italia arrivò nel 1985 su Italia 1, dove conquistò un'intera generazione. La fascia era quella delle 16:30, quando i bambini tornavano da scuola, merenda in mano e occhi incollati allo schermo.

La serie animata conta 73 episodi divisi in due stagioni, e si basa sul manga di Tsukasa Hōjō (lo stesso autore di City Hunter), pubblicato in Giappone a partire dal 1981. Le protagoniste sono le sorelle Kisugi: Sheila (la maggiore, razionale e atletica), Kelly (la sexy e mondana) e Tati (la più giovane, geniale con la tecnologia).

Di giorno gestiscono un tranquillo caffè, il Cat's Eye, ma di notte diventano ladre abilissime, rubando opere d'arte appartenute al padre misteriosamente scomparso. Occhi di gatto era un mix perfetto di avventura, giallo, romanticismo e comicità.

I travestimenti, le fughe rocambolesche e la complicità tra le tre sorelle erano il cuore pulsante della serie. Ma ciò che davvero conquistava era il gioco del gatto col topo con l’ispettore Matthew, fidanzato ignaro di Sheila, determinato a catturare le ladre senza sapere che dormiva ogni notte con una di loro.

Un elemento fondamentale del successo in Italia fu la sigla cantata da Cristina D’Avena, uscita nel 1985 su 45 giri. Quel “Occhi di gatto, un altro colpo è stato fatto…” è entrato nella memoria collettiva di chi era bambino in quegli anni.

La musica pop, i costumi aderenti, l’ironia delle protagoniste: tutto in Occhi di gatto era avanti per i tempi e ammiccante, ma mai volgare. Molti bambini guardavano la serie per l’azione e i colpi ingegnosi; molti adulti per l’estetica elegante e la tensione romantica tra Sheila e Matthew.

E ancora oggi il fascino delle sorelle Kisugi resiste: nelle fiere cosplay sono tra i travestimenti più scelti, e in Giappone si parla ciclicamente di reboot e live action. Occhi di gatto non era solo un cartone: era il desiderio di libertà, ribellione e affetto familiare.

In un mondo dove le eroine erano ancora rare, queste tre sorelle hanno mostrato che si può essere forti, intelligenti e sensuali allo stesso tempo.

Quello che non tutti sanno

Nella versione originale giapponese, Sheila si chiama Hitomi, Kelly si chiama Rui e Tati è Ai. Il fidanzato/ispettore Matthew in realtà si chiama Toshio.

Inoltre, nel manga la trama è molto più matura e oscura: le relazioni sono più complesse, e alcune scene giudicate troppo adulte vennero tagliate o modificate nella versione animata. Il finale del cartone, trasmesso per l’ultima volta in Italia nel 1986, non conclude la storia: le ragazze scompaiono dopo un ultimo colpo, lasciando Matthew con il dubbio eterno.

Il manga, invece, ha un epilogo chiaro, pubblicato nel 1985, dove il segreto viene finalmente svelato. Curiosità: il caffè “Cat’s Eye” prende ispirazione da un vero locale di Tokyo, famoso negli anni ‘70 tra artisti e collezionisti.