Non è la rai: il pomeriggio in cui tutto si fermava
C’era un’ora, tra le 14 e le 15:30, in cui tutto si fermava. I telefoni tacevano, i motorini aspettavano, persino il suono del citofono diventava un fastidio. Era l’ora di Non è la Rai, il programma cult che ha segnato un’intera generazione, in onda su Canale 5 dal 9 settembre 1991 al 30 giugno 1...
C’era un’ora, tra le 14 e le 15:30, in cui tutto si fermava. I telefoni tacevano, i motorini aspettavano, persino il suono del citofono diventava un fastidio.
Era l’ora di Non è la Rai, il programma cult che ha segnato un’intera generazione, in onda su Canale 5 dal 9 settembre 1991 al 30 giugno 1995, per poi proseguire su Italia 1 fino al 30 giugno 1995. Un programma capace di catalizzare l’attenzione di milioni di adolescenti, ragazzi e anche genitori, rapiti da un format semplice e magnetico: un gruppo di ragazze giovanissime che ballavano, cantavano in playback, ridevano e interagivano con il pubblico da casa in un’esplosione di energia.
L’idea era di Gianni Boncompagni, già mente di programmi innovativi come Pronto Raffaella e Domenica In. Ma con Non è la Rai superò ogni aspettativa: un mix perfetto di musica, gioventù, leggerezza e trasgressione garbata che spezzava la routine del primo pomeriggio televisivo.
Il programma andava in onda dal lunedì al venerdì e fu trasmesso inizialmente dagli studi di Roma per poi spostarsi a Milano, mantenendo sempre quel sapore fresco, dinamico, a tratti surreale. E poi c’erano loro: Ambra Angiolini, Claudia Gerini, Antonella Elia, Miriana Trevisan, Laura Freddi, Alessia Merz, e decine di altre ragazze diventate poi volti noti della TV e del cinema italiano.
Tra sorrisi e piccoli drammi adolescenziali, Ambra – in particolare – divenne un’icona, con il suo auricolare in cui Boncompagni le suggeriva tutto, rendendola una sorta di marionetta consapevole e irresistibile. Il successo fu clamoroso, ma non privo di polemiche.
Si accusava il programma di ipersessualizzare le ragazze, di trasmettere un modello femminile discutibile. Ma i giovani lo amavano perché li rappresentava, parlava la loro lingua e mostrava sogni, goffaggini e insicurezze con sincerità disarmante.
I quiz telefonici, le gare di canto, le coreografie ripetute nelle camerette, i diari pieni di foto ritagliate da Cioè… Non è la Rai non era solo uno show: era un rito.
Quello che non tutti sanno
Il programma cambiava ogni anno ben 80 ragazze del cast, selezionate tra oltre 10.000 candidature inviate da tutta Italia. La famosa sigla "Non è la Rai" fu scritta da Franco Bracardi, mentre ambra angiolini, che divenne il simbolo della trasmissione, aveva solo 15 anni quando Boncompagni la scelse come conduttrice, trasformandola in un fenomeno mediatico.
L’auricolare di Ambra non era nascosto: era volutamente visibile per rendere ancora più evidente l’esperimento televisivo in atto, quasi una critica giocosa al controllo e alla manipolazione televisiva. Inoltre, durante la stagione 1993-1994, Non è la Rai riceveva più telefonate di Buona Domenica, Mai dire Gol e persino Striscia la Notizia, tanto da bloccare le linee SIP in alcune aree d’Italia.