NEW RELIGION: concetti profondi e ricerca musicale (ep. 1)
Era il 10 maggio 1982 quando l'album Rio dei Duran Duran arrivò nei negozi di dischi britannici, destinato a cambiare per sempre la musica pop. Tra le nove tracce di questo capolavoro new romantic si nascondeva un gioiello particolare: "New Religion", una canzone che avrebbe dimostrato quanto i c...
Era il 10 maggio 1982 quando l'album Rio dei Duran Duran arrivò nei negozi di dischi britannici, destinato a cambiare per sempre la musica pop. Tra le nove tracce di questo capolavoro new romantic si nascondeva un gioiello particolare: "New Religion", una canzone che avrebbe dimostrato quanto i cinque ragazzi di Birmingham fossero in grado di trasformare anche i concetti più profondi in pura energia da dancefloor.
La band, formata da Simon Le Bon alla voce, Nick Rhodes alle tastiere, John Taylor al basso, Andy Taylor alla chitarra e Roger Taylor alla batteria, aveva registrato l'album negli AIR Studios di Londra tra gennaio e marzo 1982, sotto la produzione di Colin Thurston. "New Religion" nacque da una delle prime sessioni di demo del 28 agosto 1981, quando il gruppo aveva già in mente la struttura che avrebbe caratterizzato il brano definitivo. Il pezzo si presenta come un perfetto esempio del sound che avrebbe reso i Duran Duran padroni degli anni '80.
Le tastiere di Rhodes creano un tappeto synth-pop avvolgente, mentre il basso fretless di John Taylor disegna linee melodiche sensuali che si intrecciano con la chitarra di Andy Taylor, che nel brano riecheggia addirittura il celebre riff di "Shine On You Crazy Diamond" dei Pink Floyd. La voce di Le Bon naviga tra melodie pop immediate e testi enigmatici, mentre la sezione ritmica mantiene quel groove irresistibile che aveva reso "Girls on Film" un successo internazionale.
Dal punto di vista testuale, "New Religion" rappresenta un dialogo filosofico tra ego e alter ego, una riflessione sulla ricerca di significato in un mondo che sembra muoversi troppo velocemente. Le parole di Le Bon - "I'm talking for free, I can't stop myself, it's a new religion" - diventano un mantra generazionale, un grido di chi cerca la propria identità in un'epoca di cambiamenti frenetici.
Il brano riflette perfettamente lo spirito dell'album Rio, che raggiunse il secondo posto delle classifiche britanniche e rimase in classifica per ben 110 settimane consecutive. L'album Rio trasformò i Duran Duran da promesse del movimento new romantic a stelle internazionali.
Supportato da quattro singoli che raggiunsero tutti la Top 20 britannica - "My Own Way" (numero 14), "Hungry Like the Wolf" (numero 5), "Save a Prayer" (numero 2) e "Rio" (numero 9) - il disco conquistò anche l'America, dove inizialmente faticò ma poi, grazie a una versione remixata per il mercato statunitense, trascorse 129 settimane nella Billboard chart raggiungendo la sesta posizione. Il periodo di Rio segnò l'apice della "duranmania", con la stampa inglese che soprannominò il gruppo "The Fab Five" in omaggio ai Beatles.
La Principessa Diana dichiarò pubblicamente che i Duran Duran erano il suo gruppo preferito, mentre le teenager di tutto il mondo impazzivano per i loro look eleganti e i videoclip rivoluzionari. In Italia, il fenomeno raggiunse vette tali che nel 1985 Clizia Gurrado scrisse il romanzo "Sposerò Simon Le Bon", divenuto un caso letterario.
Quello che non tutti sanno
"New Religion" contiene uno dei più affascinanti esperimenti sonori dell'album Rio. Durante la registrazione, Simon Le Bon aggiunse vibraphone e marimba alla traccia, mentre Nick Rhodes inserì effetti sonori particolari come il suono di una sigaretta accesa e il tintinnio di bicchieri.
Il brano presenta inoltre una delle prime apparizioni del basso fretless di John Taylor nell'album, che il musicista aveva iniziato a utilizzare ispirandosi al sound dei Japan e di Mick Karn. La struttura vocale del pezzo prevede due voci contrastanti che si sovrappongono nel ritornello, rappresentando fisicamente il conflitto interiore descritto nel testo.
Negli anni successivi, "New Religion" è stata reinterpretata dai Jimmy Eat World, dimostrando la sua influenza duratura sulla musica alternativa. Durante i concerti dal vivo, la band spesso estendeva la sezione finale del brano in lunghi assoli di basso e tastiere, trasformandolo in un momento di pura sperimentazione musicale che anticipava le derive più artistiche del loro futuro lavoro.