Mondiali 1982: quando l’Italia ci fece sognare a occhi aperti

Estate 1982. L’Italia è ancora divisa tra chi ama la Nazionale e chi la guarda con distacco, ma in poche settimane tutto cambia. Quel Mondiale giocato in Spagna diventa un romanzo epico che unisce un Paese intero: dai bambini col pallone di pezza ai nonni davanti alla TV in bianco e nero. Non era...

Mondiali 1982: quando l’Italia ci fece sognare a occhi aperti

Estate 1982. L’Italia è ancora divisa tra chi ama la Nazionale e chi la guarda con distacco, ma in poche settimane tutto cambia.

Quel Mondiale giocato in Spagna diventa un romanzo epico che unisce un Paese intero: dai bambini col pallone di pezza ai nonni davanti alla TV in bianco e nero. Non era solo calcio.

Era riscatto, passione, urlo liberatorio. Iniziammo male: tre pareggi nel girone e tanta sfiducia.

La stampa attaccava Bearzot, i tifosi mormoravano, e Paolo Rossi sembrava un giocatore spento, reduce da una lunga squalifica. Eppure, proprio quando sembrava finita, l’Italia si trasforma.

Prima l’Argentina di Maradona e Passarella, poi il mitico Brasile di Zico, Falcão e Sócrates: 3-2 per noi. Una partita scolpita nella memoria collettiva.

Rossi segna tre gol, esplode in una rinascita inattesa. È lì che nasce “Pablito”, l’eroe di un’estate indimenticabile.

In semifinale battiamo la Polonia. E poi… l’11 luglio.

Santiago Bernabéu, Madrid. Italia-Germania Ovest.

Dopo un rigore sbagliato da Cabrini, la tensione è alle stelle. Ma al 57' Rossi la mette dentro, seguito da Tardelli e Altobelli.

Il grido di Tardelli, con le braccia alzate e il volto stravolto dalla gioia, è diventato l’icona di quella vittoria. Finisce 3-1.

L’Italia è Campione del Mondo per la terza volta. I clacson, i caroselli, le bandiere ovunque.

Le strade piene, i bambini sulle spalle dei genitori, le lacrime di commozione. Chi c’era non ha mai dimenticato dov’era in quel momento.

E chi era bambino sognò, da quel giorno, di diventare Paolo Rossi. Quel trionfo fu molto più di una coppa.

Fu l’inizio di un'epoca in cui credere nei sogni sembrava di nuovo possibile.

Quello che non tutti sanno

Durante il volo di ritorno dalla Spagna, il Presidente Sandro Pertini giocò a scopone sull’aereo con Bearzot, Causio e Zoff. Una partita rimasta nella storia, immortalata in una celebre foto.

Pertini fu anche protagonista della finale, quando dopo il secondo gol italiano si girò verso i dirigenti tedeschi e disse sorridendo: «Non vi preoccupate… non vi facciamo più di tre gol!». Inoltre, la maglia azzurra indossata in quella finale era senza sponsor tecnico visibile, un dettaglio impensabile oggi.

Fu una vittoria pulita, essenziale, che ci rese — per una volta — tutti felici, fieri e uniti sotto un’unica bandiera.