Modellini di aereo: quando costruire era un'arte da salotto

Chi ha vissuto gli anni '80 e '90 ricorda perfettamente quel momento magico davanti alla vetrina di un negozio di modellismo. Gli occhi che si perdevano tra le coloratissime scatole degli aerei, dalle caccia della Seconda Guerra Mondiale ai jet supersonici dell'epoca contemporanea. Era l'epoca d'...

Modellini di aereo: quando costruire era un'arte da salotto

Chi ha vissuto gli anni '80 e '90 ricorda perfettamente quel momento magico davanti alla vetrina di un negozio di modellismo. Gli occhi che si perdevano tra le coloratissime scatole degli aerei, dalle caccia della Seconda Guerra Mondiale ai jet supersonici dell'epoca contemporanea.

Era l'epoca d'oro del modellismo aeronautico, quando costruire un modellino richiedeva tempo, pazienza e quella particolare soddisfazione che solo le cose fatte con le proprie mani sanno dare. Le domeniche pomeriggio di quegli anni avevano un ritmo diverso.

Sul tavolo di cucina si spargevano i piccoli pezzi di plastica grigia, ancora attaccati alle loro "grappe", mentre l'odore acre della colla per modellismo si mescolava a quello del thinner per diluire i colori. Era un rituale che coinvolgeva padri e figli, nonni e nipoti, in quella che sembrava una moderna bottega artigianale domestica.

Italeri, l'azienda bolognese fondata nel 1962 da Giuliano Malservisi e Gian Pietro Parmeggiani, divenne rapidamente il simbolo del modellismo italiano. Il primo kit commercializzato fu un Fiat G-55 in scala 1:72, venduto inizialmente con il marchio "Aliplast".

Inizialmente chiamata "Italstamp", l'azienda cambiò nome prima in "Italaerei" e poi nel definitivo "Italeri", più facile da pronunciare anche per i clienti stranieri. Ma non c'era solo Italeri.

Airfix, l'azienda inglese fondata nel 1939, aveva conquistato il mercato europeo fin dal 1949 con il suo primo modellino di un trattore Massey Ferguson. Dal 1975 Airfix ampliò la serie dei modelli di aerei includendo Spitfire, Hurricane-MK1, Harrier e Messerschmitt Bf 109 in scala 1:24.

Anche Revell, il gigante tedesco, offriva una gamma impressionante di modelli che facevano sognare intere generazioni di appassionati. Le scale più amate erano la 1:72 e la 1:48.

La prima permetteva di collezionare molti modelli senza occupare troppo spazio, mentre la seconda offriva un livello di dettaglio che soddisfaceva anche i modellisti più esigenti. Ogni scatola conteneva decalcomanie per almeno tre o quattro versioni diverse dello stesso aereo, permettendo di ricreare storici reparti dell'aviazione militare o compagnie aeree del mondo.

Il processo di costruzione era un vero e proprio percorso iniziatico. Si iniziava tagliando i pezzi dalle loro grappe con un taglierino, levigando poi ogni superficie con carta vetrata fine.

La fase di incollaggio richiedeva precisione millimetrica: una goccia di colla di troppo poteva rovinare ore di lavoro. Poi arrivava il momento più creativo: la verniciatura.

I piccoli barattoli di colore Humbrol, con le loro etichette verdi e bianche, erano i compagni fedeli di ogni modellista che si rispetti. Il caccia F-14 Tomcat divenne l'icona dell'aviazione durante gli anni '80 e '90, reso ancora più famoso dal film "Top Gun" del 1986.

Ogni ragazzo sognava di costruire la sua versione del jet di Maverick, con quelle ali a geometria variabile che rappresentavano il futuro dell'aviazione militare. Gli anni '90 videro l'introduzione di tecnologie sempre più raffinate.

I modelli divennero più dettagliati, con cockpit completi, carrelli retrattili e persino mini-piloti in resina dipinti a mano. Ma paradossalmente, questo progresso tecnologico coincise con il declino dell'hobby: l'avvento dei videogiochi dalla metà degli anni '70 e dei modelli già montati portò Airfix sull'orlo della bancarotta nel 1981.

Oggi il modellismo aeronautico vive una seconda giovinezza, grazie anche alle nuove generazioni che riscoprono il piacere delle attività manuali in un mondo sempre più digitale. Le aziende storiche continuano a produrre, affiancate da nuovi marchi che offrono kit di qualità sempre più elevata.

Quello che non tutti sanno

Il logo Italeri, con le due bande verticali rosse e verdi e l'aereo stilizzato, fu progettato per identificare immediatamente il forte legame con il mondo aeronautico. In Giappone i kit Italeri sono distribuiti da Tamiya, che a volte li ristampa con il proprio marchio aggiungendo dettagli extra.

La scala 1:72 nacque per necessità pratiche: permetteva di riprodurre un aereo da caccia in una dimensione maneggevole di circa 15 centimetri. La scala 1:500 fu introdotta dalla tedesca Herpa nei primi anni '90, inizialmente con modelli che avevano le ruote e erano considerati "rozzi" rispetto agli standard attuali.

Esiste il fenomeno della "peste dello zinco": alcuni modelli prodotti con leghe ad alto contenuto di zinco possono deteriorarsi nel tempo, trasformandosi letteralmente in polvere metallica. Le decalcomanie originali erano prodotte principalmente in Francia e Germania, e le migliori erano considerate quelle della Cartograph.

Durante gli anni '80, un modellino Italeri costava in media tra le 8.000 e le 15.000 lire, equivalenti a circa 15-30 euro di oggi, ma richiedevano anche l'acquisto separato di colla, colori e attrezzi vari.