Mila e Shiro: schiacciate, sogni e amori sulle note di una sigla indimenticabile

Mila e Shiro, il cartone sulla pallavolo anni 80: schiacciate impossibili, amore giovanile e la sigla che fa ancora battere il cuore.

Mila e Shiro: schiacciate, sogni e amori sulle note di una sigla indimenticabile

Quando in TV si sentiva “Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo…”, bastava quella melodia per far correre tutti i bambini davanti allo schermo. Mila e Shiro – due cuori nella pallavolo non era solo un cartone animato, era una finestra aperta su emozioni forti, sudore da palestra, amicizie autentiche e primi batticuori adolescenziali.

Un mix che negli anni ’80 fece innamorare una generazione intera, soprattutto le bambine che, dopo ogni puntata, sognavano di diventare campionesse come Mila. Il titolo originale giapponese era Attack No.

1 (1969), e Attacker You! nella versione specifica del 1984 da cui è stato adattato Mila e Shiro.

In Italia, la serie fu trasmessa a partire dal 1986 su Italia 1, diventando subito un successo. Lo stile, il ritmo e i contenuti la distinguevano nettamente dagli altri anime sportivi dell’epoca: non solo si parlava di sport, ma anche di crescita, sacrificio, emozioni complesse e relazioni umane.

La protagonista è Mila Hazuki (You Hazuki nell’originale), una ragazza solare, impulsiva e appassionata, che scopre il suo talento nella pallavolo dopo essersi trasferita a Tokyo per vivere con il padre. Nella squadra della scuola inizierà un percorso fatto di allenamenti estenuanti, sfide impossibili e, soprattutto, un sogno: giocare alle Olimpiadi.

Accanto a lei c’è Shiro Takiki, affascinante e riservato, capitano della squadra maschile, che diventerà ben presto molto più di un semplice compagno di palestra. Ma Mila e Shiro era molto più di una storia d’amore e sport.

Affrontava temi forti: l’abbandono familiare, il conflitto tra ambizione e fragilità, le rivalità e il senso di squadra. Mila combatte con il suo passato, con una madre misteriosamente assente e un padre severo ma amorevole, e tutto questo mentre tenta di non perdere sé stessa nel percorso verso il successo.

Ogni puntata era un crescendo di tensione emotiva e sportiva. Le partite duravano episodi interi, con colpi speciali esagerati (il famoso “attacco a spirale”!), salti infiniti, palloni che sfondavano pareti.

Ma ciò che davvero colpiva erano gli occhi lucidi dei personaggi, i loro pensieri interiori, le cadute, le rinascite. E quella sigla, cantata da Cristina D’Avena, che ancora oggi fa vibrare il cuore dei nostalgici.

La serie si concluse con 58 episodi, trasmessi fino al 1987. Negli anni ’90 arrivò un sequel meno noto, Mila e Shiro – Il sogno continua, che riprende la storia con Mila ormai adulta e pronta a realizzare il suo sogno olimpico.

Ma l’impatto emotivo e culturale della prima serie restò unico. Oggi, chi rivede Mila e Shiro non guarda solo un cartone: rivede un pezzo della propria infanzia, quei pomeriggi passati a imitare la schiacciata sul letto, a sognare un amore da adolescenti e una passione che desse un senso alla fatica.

Quello che non tutti sanno

La versione italiana cambiò molti aspetti rispetto all’originale giapponese: nel doppiaggio furono alleggeriti i toni drammatici, cambiati alcuni nomi (Mila si chiamava You, Shiro si chiamava So Takiki), e persino modificati i rapporti tra i personaggi per renderli più “adatti” al pubblico italiano. Inoltre, Attack No.

1 — da cui deriva Mila e Shiro — fu il primo anime sportivo al femminile della storia giapponese, trasmesso in patria già nel 1969, un vero simbolo di emancipazione. La sigla italiana, composta da Alessandra Valeri Manera e Ninni Carucci, divenne disco d’oro nel 1987 e fu una delle più vendute nella collana Fivelandia.

Infine, molti allenatori di pallavolo degli anni 2000 hanno dichiarato di aver iniziato a giocare proprio grazie a questo cartone.