Mike Bongiorno: il mito che ci ha fatto compagnia dagli anni 80 ai 90, ogni sera alle 19
Per chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90, Mike Bongiorno non era solo un volto familiare, era una presenza quotidiana, una voce che segnava l’inizio della sera. Bastava accendere la TV poco prima delle 19 e su Canale 5 partiva La ruota della fortuna. Quel jingle inconfondibile, le lettere che g...
Per chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90, Mike Bongiorno non era solo un volto familiare, era una presenza quotidiana, una voce che segnava l’inizio della sera. Bastava accendere la TV poco prima delle 19 e su Canale 5 partiva La ruota della fortuna.
Quel jingle inconfondibile, le lettere che giravano, i concorrenti emozionati, la valletta che indicava le caselle… e soprattutto lui: Mike, con il suo sorriso accogliente, la battuta pronta e quell'“allegria!” che era diventato il suo marchio di fabbrica. Dopo i fasti RAI degli anni ’50, ’60 e ’70, Mike Bongiorno fece il grande salto nel 1979, diventando il simbolo della neonata Fininvest.
Fu proprio Silvio Berlusconi a volerlo come colonna portante di Canale 5, e Mike ripartì alla grande, portando con sé tutto il suo pubblico e conquistando anche le nuove generazioni. Tra il 1989 e il 2002 La ruota della fortuna fu una vera e propria istituzione: 3.125 puntate, tutte trasmesse dal lunedì al sabato alle ore 19, con picchi di 10 milioni di spettatori.
Ma non fu l’unico quiz a tenere compagnia a chi tornava da scuola o cenava in famiglia. Mike condusse anche Telemike, Bis e Superflash, programmi che mischiavano memoria, cultura e fortuna.
Sempre con lo stesso stile: semplice, diretto, rassicurante. Nei suoi studi televisivi c’erano luci colorate, scenografie sgargianti e ospiti famosi.
Ma ciò che rendeva unico Mike era il suo rapporto col pubblico: trattava tutti con rispetto, valorizzava anche gli errori, e faceva sentire importanti anche i più timidi. Negli anni in cui nascevano le merendine preconfezionate, i walkman e i primi videogiochi, Mike rappresentava un’ancora.
La TV non era ancora caotica e frammentata: c’erano pochi canali e lui era una certezza. I bambini imparavano a leggere con le lettere che giravano sul tabellone, i nonni facevano il tifo per il concorrente del giorno, e tutti, almeno una volta, abbiamo provato a indovinare la parola misteriosa prima che qualcuno girasse la ruota.
Quello che non tutti sanno
La ruota della fortuna era l’adattamento italiano del format americano Wheel of Fortune, ma Mike volle modificarne il tono: meno frenesia, più umanità. Non tutti sanno che il tabellone luminoso con le lettere era gestito manualmente dalla valletta, che riceveva le soluzioni poco prima della puntata.
Dal 1997 al 2002 la valletta fu Paola Barale, diventata famosa proprio grazie al programma. E ancora: la sigla di chiusura – “Sarà la nostalgia o forse la poesia...” – veniva cantata da Mike stesso, che incise diverse canzoni negli anni ’60 e ’70.
Inoltre, Mike teneva un diario dettagliato di tutte le puntate, in cui annotava errori, momenti comici e intuizioni, convinto che ogni quiz fosse una piccola storia da raccontare.