Miguel Bosé: il bravo ragazzo ribelle dei nostri anni '80

Biondo, affascinante, con quel sorriso sbarazzino e quella voce cristallina capace di raggiungere note altissime. Miguel Bosé arrivò in Italia alla fine degli anni '70 come una meteora, conquistando immediatamente il cuore delle adolescenti e trasformandosi nell'icona musicale di un'intera genera...

Miguel Bosé: il bravo ragazzo ribelle dei nostri anni '80

Biondo, affascinante, con quel sorriso sbarazzino e quella voce cristallina capace di raggiungere note altissime. Miguel Bosé arrivò in Italia alla fine degli anni '70 come una meteora, conquistando immediatamente il cuore delle adolescenti e trasformandosi nell'icona musicale di un'intera generazione.

Il figlio della diva Lucia Bosé e del torero Luis Miguel Dominguín portava nel sangue l'arte e la ribellione, mescolando pop patinato e inquietudine esistenziale in canzoni diventate colonne sonore indimenticabili. Il primo grande successo italiano arrivò nel 1978 con "Anna", seguito l'anno dopo da "Super Superman", brano estratto dall'album "Chicas!" che divenne un inno generazionale.

Era il 1979 e quel giovane spagnolo dall'aspetto androgino cantava del supereroe per eccellenza con una melodia che entrava in testa e non usciva più. La sua voce acuta, quasi femminile, contrastava con un'energia rock contagiosa che faceva impazzire le radio italiane.

Ma fu con "Olympic Games" del 1980, scritto insieme a Toto Cutugno, che Miguel Bosé conquistò definitivamente l'Italia vincendo il suo primo Festivalbar. Il brano, dedicato ai Giochi Olimpici di Mosca, aveva tutto quello che serviva per diventare un tormentone estivo: ritmo travolgente, melodia orecchiabile e quel mix di inglese e italiano che lo rendeva internazionale ma accessibile.

Sul lato B c'era "Ti amerò", una ballata romantica che nel tempo sarebbe diventata ancora più famosa del brano principale. L'apice del successo arrivò nell'estate 1982 con "Bravi ragazzi", il singolo che gli valse la seconda vittoria al Festivalbar, questa volta a pari merito con Loredana Bertè.

Era l'anno dei Mondiali di Spagna e mentre l'Italia calcistica emozionava con le sue gesta, Miguel Bosé dominava le classifiche musicali con un brano scritto dalla coppia Maurizio Fabrizio e Guido Morra, reduci dal trionfo sanremese con "Storie di tutti i giorni" di Riccardo Fogli. "Bravi ragazzi siamo, amici miei / Tutti poeti noi del '56" cantava Miguel, descrivendo una generazione di giovani in bilico tra sogni e disillusioni. Il testo parlava di ragazzi che camminavano "sul filo, nel cielo, a più di cento metri dall'asfalto", metafora perfetta di un'epoca sospesa tra boom economico e prime incertezze.

La canzone divenne il quarto singolo più venduto del 1982 in Italia, rimanendo in classifica per mesi. Dopo il successo di "Bravi ragazzi", Miguel Bosé pubblicò nel 1983 "Milano-Madrid", album dalla copertina firmata nientemeno che da Andy Warhol.

Paradossalmente, però, questo disco segnò l'inizio di un periodo di crisi in Italia. L'artista stava cambiando, abbandonando l'immagine del bravo ragazzo per sperimentare sonorità più mature e look più trasgressivi.

Il pubblico italiano, affezionato al Miguel dolce e rassicurante, inizialmente non apprezzò questa metamorfosi. Gli anni '80 videro Miguel Bosé impegnato nella conquista del mercato anglosassone, con album quasi interamente in inglese come "Salamandra" del 1986 e "XXX" del 1987.

Fu proprio quest'ultimo disco a segnare una svolta: presentando "Lay Down on Me" al Festival di Sanremo 1988, che conduceva insieme a Gabriella Carlucci, Miguel mostrava un'immagine completamente rinnovata, più matura e sofisticata. Il grande ritorno in Italia avvenne nel 1994 con "Se tu non torni", versione italiana del successo spagnolo "Si tú no vuelves".

La canzone dominò l'estate e gli valse la terza vittoria al Festivalbar, dimostrando che Miguel Bosé sapeva reinventarsi mantenendo intatto il suo fascino. Era un brano melanconico e adulto, perfetto per una generazione cresciuta che ritrovava nel suo idolo giovanile una voce matura e consapevole.

La carriera italiana di Miguel Bosé attraversò i decenni adattandosi ai cambiamenti del costume e della società. Dagli anni '70 da bravo ragazzo perbene agli '80 da icona ribelle, fino agli anni '90 come artista maturo e consapevole.

La sua capacità di rinnovarsi senza tradire la propria essenza lo rese un caso unico nel panorama musicale italiano, un artista capace di parlare a generazioni diverse mantenendo sempre quella componente di mistero e fascino che lo aveva reso celebre. Nel 2007, con l'album "Papito" contenente duetti con artisti del calibro di Shakira, Laura Pausini e Mina, Miguel Bosé dimostrò ancora una volta la sua capacità di sorprendere e emozionare.

Il disco vendette oltre 250.000 copie in Italia, confermando l'affetto incondizionato del pubblico italiano per questo artista straordinario.

Quello che non tutti sanno

Miguel Bosé crebbe in una famiglia dove arte e cultura erano di casa: tra gli amici di famiglia c'erano Pablo Picasso, Salvador Dalì ed Ernest Hemingway. La sua carriera iniziò nel cinema a soli 15 anni, ma i primi ruoli furono in pellicole di serie B ai limiti dell'erotico, fino al successo con Dario Argento in "Suspiria" e Pedro Almodóvar in "Tacchi a spillo".

Il suo vero nome è Luis Miguel González Bosé e il cognome artistico deriva da quello della madre. La copertina dell'album "Milano-Madrid" del 1983 fu realizzata gratuitamente da Andy Warhol, grande ammiratore dell'artista spagnolo.

Miguel Bosé vinse tre volte il Festivalbar nell'arco di 14 anni: nel 1980, 1982 e 1994, record condiviso con pochi altri artisti nella storia della manifestazione.