Memole: dolcissima folletto arrivata dallo spazio

Memole, il cartone degli anni 80 sulla folletta dallo spazio: personaggi, trama e la magia che ha incantato una generazione.

Memole: dolcissima folletto arrivata dallo spazio

Nel cuore degli anni ’80, in un’epoca televisiva dominata da robot giganti, principesse magiche e orfani in lacrime, arrivò su Italia 1 una creatura minuta e dolcissima, che parlava con voce gentile e aveva il potere straordinario di farci sentire meno soli. Il suo nome era Memole, protagonista del cartone animato Memole dolce Memole, trasmesso per la prima volta in Italia il 3 ottobre 1986 e diventato da subito un piccolo cult del pomeriggio televisivo.

Prodotto dalla Toei Animation e andato in onda in Giappone nel 1984, l’anime conta 50 episodi, ognuno dei quali è una delicata avventura sospesa tra fiaba e fantascienza. Memole non è una fatina, né un’elfa, ma una extraterrestre proveniente dal pianeta Riruru, costretta ad atterrare sulla Terra con la sua piccola comunità dopo un guasto alla loro astronave.

I visitatori, minuscoli rispetto agli umani, si nascondono in un bosco vicino a una cittadina europea, e da lì osservano e studiano con curiosità il nostro mondo. Ma Memole è diversa dagli altri: non ha paura degli umani.

È curiosa, coraggiosa, empatica. E così inizia a esplorare la città, finché un giorno incontra Marielle, una bambina malata e costretta a letto.

Tra le due nasce un’amicizia intensa e commovente, fatta di racconti, cure reciproche, piccoli gesti carichi d’affetto. Memole non può farsi vedere dagli adulti, ma riesce comunque a portare luce nella vita di Marielle, che finalmente esce dalla sua solitudine.

Il cartone è un inno alla diversità, alla tenerezza e all’inclusione, con toni pacati, poetici, lontani dal frastuono di altre produzioni dell’epoca. Tutto in Memole è ovattato: i colori pastello, le musiche dolci, le casette in miniatura nel bosco, le sciarpine a righe che volano nel vento.

Anche i momenti tristi – e ce ne sono – sono sempre trattati con garbo, in un equilibrio perfetto tra malinconia e speranza. La sigla italiana, cantata da Cristina D’Avena, è diventata leggendaria: “E' memole il nome mio, folletto sono io, in una foresta sto e molti amici ho... – un ritornello impossibile da dimenticare per chi è cresciuto negli anni ’80.

E oggi, a distanza di decenni, Memole rimane un simbolo di bontà e coraggio silenzioso, una figura che ci ha insegnato a guardare l’altro – anche se diverso da noi – con occhi pieni di meraviglia.

Quello che non tutti sanno

Il nome originale giapponese di Memole era Tongari Bōshi no Memoru, che si traduce in “Memoru dal cappello a punta”. Il suo design fu ispirato da una figura classica delle fiabe nordiche, mescolata a elementi sci-fi.

Il cartone fu un successo tale in Italia che nel 1986 fu pubblicata una linea di giocattoli, figurine Panini e persino un libro di racconti illustrati. La voce italiana di Memole era quella inconfondibile di Donatella Fanfani, che doppiò anche Creamy Mami.

Inoltre, pochi sanno che l’intera serie fu rieditata in un film animato di circa 90 minuti, trasmesso in Giappone e poi adattato anche per il mercato europeo, anche se mai distribuito ufficialmente in Italia.