Megaloman: un successo clamoroso in onda sui canali locali
Nel panorama dei telefilm giapponesi che invasero i palinsesti italiani degli anni '80, Megaloman occupa un posto speciale nel cuore di chi ha vissuto quell'epoca magica. Una serie tokusatsu che fu prodotta dalla Toho Company Ltd. e trasmessa in Giappone su Fuji TV dal 7 maggio al 24 dicembre 197...
Nel panorama dei telefilm giapponesi che invasero i palinsesti italiani degli anni '80, Megaloman occupa un posto speciale nel cuore di chi ha vissuto quell'epoca magica. Una serie tokusatsu che fu prodotta dalla Toho Company Ltd. e trasmessa in Giappone su Fuji TV dal 7 maggio al 24 dicembre 1979, con un totale di 31 episodi di mezz'ora.
In Italia arrivò nei primi anni '80, trovando casa principalmente sulle reti locali, diventando rapidamente un fenomeno che segnò l'immaginario di una generazione. La storia è quella di Takashi Shishidou, un ragazzo proveniente dal pianeta Rosetta che, insieme alla madre Rosemary, è fuggito sulla Terra dopo che suo padre Gou è stato ferito con un colpo di pistola da Delitto, che è in realtà Hiroshi, il fratello gemello "malvagio" di Takashi.
Vivendo pacificamente in Giappone, Takashi frequenta una scuola di arti marziali dove stringe amicizia con quattro compagni: Seiji, Hyosuke, Ran e il piccolo Ippei. Quando la Tribù del Sangue Nero inizia l'invasione della Terra, la madre di Takashi gli dona i misteriosi Braccialetti Megalon, che gli permettono di trasformarsi nel gigantesco guerriero Megaloman.
Alto 100 metri e dal peso di 8000 tonnellate, questo supereroe dalle lunghe chiome bionde aveva un'arma segretissima che fece impazzire i bambini dell'epoca: la celeberrima "Fiamma di Megalopoli", lanciata dai capelli dopo essersi caricato con l'uragano di fuoco. Il successo di Megaloman in Italia fu clamoroso, tanto che risultò sicuramente più noto in Italia che in patria.
Il telefilm apparteneva al genere tokusatsu, caratterizzato da battaglie spettacolari tra eroi e mostri giganti realizzati con costumi e modellini. La regia era rapida e sfruttava spesso giochi di luce e veloci inquadrature per dare dinamicità all'azione, mentre cercava sempre di effettuare riprese dal basso per dare l'impressione che i personaggi fossero giganteschi.
Il doppiaggio italiano fu curato dalla Yamato Video e si rivelò azzeccatissimo, con voci che ancora oggi rimangono impresse nella memoria. Tra i doppiatori Carlo Allegrini prestò la voce a Takashi/Megaloman, mentre Anna Rosa Garatti doppiò Uan, personaggio che la stessa doppiatrice aveva interpretato in altre serie cult come "Io sono Teppei".
Ma il vero elemento che rese immortale Megaloman fu la sua sigla italiana, incisa dai Megalonsigers, pseudonimo del gruppo Superobots. Una melodia coinvolgente e martellante che portava i bambini a cantare a squarciagola il nome dell'eroe, spesso storpiandolo in mille varianti creative.
La sigla divenne talmente iconica che ancora oggi Geppi Cucciari in molte trasmissioni cita Megaloman scuotendo la testa e urlando "Fiamma di Magalopoli!!!!". Gli episodi seguivano una struttura abbastanza ripetitiva: un mostro della Tribù del Sangue Nero arrivava sulla Terra, Takashi e i suoi amici combattevano prima in forma umana con le arti marziali, poi si trasformavano nei loro alter ego colorati per affrontare la minaccia.
Il tutto si concludeva immancabilmente con Megaloman che, dopo aver lottato contro il mostro gigante, lo sconfiggeva con la sua celebre "Fiamma di Megalopoli". Quello che colpiva di più era l'atmosfera surreale della serie: tra mostri pupazzosi inanimati e recitazioni pietose, la serie scorreva con uno stile decisamente trash, ma proprio questo la rendeva irresistibile per i giovani spettatori.
I nemici, vestiti da preti cattolici quando erano in forma umana, aggiungevano un tocco di bizzarria che rendeva tutto ancora più memorabile. La programmazione di Megaloman non seguiva orari fissi: lo beccavi su piccoli canali locali ed era difficile vederlo in modo regolare, il che creava una caccia al tesoro quotidiana tra i canali per non perdere nemmeno un episodio.
Questo aspetto casuale della programmazione contribuì paradossalmente al fascino della serie, rendendola ancora più preziosa agli occhi dei suoi giovani fan.
Quello che non tutti sanno
Dall'episodio 14, il titolo dello show divenne "Megaloman il supereroe fiammeggiante", un cambio che pochi notarono in Italia. Inoltre, nell'episodio 20 venne introdotto il personaggio di Berlock, un malvagio scienziato impersonato da Susumu Kurobe, lo stesso attore che aveva interpretato Hayata in Ultraman.
Un particolare curioso riguarda la realizzazione della serie: i combattimenti con l'utilizzo delle arti marziali erano a cura di Junji Yamaoka della Japan Action Club, mentre per dare l'effetto dei capelli fiammeggianti di Megaloman venivano utilizzate delle particolari tecniche di illuminazione che creavano l'illusione del fuoco senza effetti speciali digitali, ovviamente inesistenti all'epoca.